testo generale del presente lavoro — secondo il Boulainvilliers, la Francia del 700 sarebbe stata composta di due « nazioni » : una nation noble, cioè la continuazione fisico-razziale dei Franchi, e una nation roturière ( = plebea), cioè la discendenza della popolazione gallo-romana. Converrà invece a noi accettare l’interpretazione di Federico Chabod, il quale, distinguendo fra l’idea di nazione in Italia e in Germania, parla di un comportamento volontaristico e di un comportamento naturalistico. La componente volontaristica si afferma quando i cittadini hanno coscienza di appartenere a un determinato gruppo etnico, coscienza in cui confluiscono elementi di una cultura avvertita come comune, di una tradizione che lega le generazioni presenti e quelle passate, quando si avverte il legame spirituale di una unica lingua e gli aspetti comuni della visione del mondo, dell’affinità di sentimenti, di religione ecc. La componente naturalistica invece si ha quando oltre e più che le componenti spirituali, prevale la consapevolezza di appartenere a un determinato popolo, quando la coscienza si fonda sui legami del sangue, sulla convinzione di appartenere a una determinata razza, naturalmente giudicata sempre come pura. In Germania la valutazione etnica, cioè naturalistica, si fa sentire sin dall’inizio. Il nazionalsocialismo colla sua dottrina della razza, non solo accetta in pieno questa visione unilaterale, ma ne sviluppa il concetto fino alle sue estreme conseguenze, fino, cioè, a un fanatismo razziale, assurdo e ossessivo. Se per « uomo nordico », dobbiamo intendere una coscienza della razza diventata personalità, la « nazione » è la comunità che ha fatto sua in forma viva e operante la stessa consapevolezza. Nell’ambito delle dottrine democratiche, affermano i nazisti, non può trovare posto nessuna definizione veritiera di nazione, perché la democrazia è una forma di lebbra, perché democrazia significa fusione colle attività disgregatrici pianificate dagli ebrei. Il principio della eguaglianza è un principio sovversivo, « bolscevico », la parola stessa « eguaglianza », nel suo significato costituisce una antitesi in termini colla parola « nazione », perché essa, la eguaglianza, è un principio mortificatore, infecondo, degradante, creatore, forse, ma allora soltanto di disordine. GLEICHSCHALTUNG. ( allineamento ). Il termine risulta dalla composizione di due elementi (gleich = eguale, e Schaltung che è il sostantivo derivato, mediante il suffisso astraente -ung, dal verbo schulten — inserire ) ; è di origine germanica ; è stato tolto dal lessico della elettronica dove ha il significato di « collegamento in parallelo ». Il suo significato a seconda dei traduttori e dei contesti è stato reso in vari modi : livellamento, coordinamento, allineamento, inquadramento, inserimento, conformizzazione ecc. Già nel 1933 entrò nell’ambito economico-politico col significato di « pianificazione », di « equiparazione ». La parola ebbe negli anni 1933 e 34 una diffusione straordinaria, tanto che ricorreva, per così dire, quasi in ogni riga dei quotidiani. Quando nel 1938 terminò il gigantesco processo di livellamento, e non rimase più nulla da pianificare, la parola cadde in disuso. Dal punto di vista della linguistica diacronica la parola rappresenta un raro esempio di « consumo », di usura estrema. La Gleichschaltung costituisce il più imponente fenomeno di politica di massa del nazismo. Possiamo definirla come la « pianificazione totalitaria, la nazificazione completa della Germania, la sottomissione del popolo e di tutti gli ordinamenti statali al partito onnipotente ». Il termine tedesco, come già detto, preso dal vocabolario tecnico, esprimeva 28