il procedimento : la stessa corrente doveva passare attraverso tutte le unità dell’ente politico. Si cominciò col riformare le diete regionali, i consigli urbani e i consigli comunali ; si nominarono sindaci e prefetti di gradimento dei nazisti ; l’allineamento fu insomma il processo attraverso il quale il partito di Hitler conquistò la sua posizione di monopolio e si fuse in un sol tutto con lo Stato. La giustificazione di questo processo, sia sul piano nazionale quanto su quello internazionale, la sua « necessità », era già stata chiaramente formulata da Goebbels in una conferenza tenuta a Ginevra alla Società delle Nazioni : « Come ogni vera fonte di volontà politica, il social nazionalismo sostiene una posizione totalitaria. Esso o è convinto che la sua Weltanschauung e le sue ripercussioni pratiche sono giuste, e allora non può tollerare nessun altro accanto a sè, o non lo è, e allora non merita di detenere il potere. Ma esso ne è convinto. E partendo da questa convinzione ha dovuto proporsi come obiettivo di raggiungere una situazione nella quale non potesse esservi all’infuori di se stesso alcun serio concorrente nella detenzione del potere» (47). Il significato profondo di questa dichiarazione era che il partito rivendicava a se stesso il diritto inviolabile di esigere da ogni componente della comunità non soltanto un adattamento statico, cioè una accettazione passiva delle forme strutturali, l’acquisizione quindi di un mero « abito », ma si arrogava anche la facoltà « legittima » di pretendere un adattamento dinamico, cioè un inserimento attivo che coinvolgesse ogni atteggiamento spirituale ; sicché il cittadino, senza distinzione di classe o di temperamento o di cultura doveva adeguarsi al Volk in perfetta uniformità. Lo Stato hitleriano riusciva attraverso l’inquadramento forzoso ad abbracciare in modo totale l’esistenza terrena dell’uomo tedesco ; sfruttava in pieno il vantaggio psicologico derivante daH’annullamento della personalità del gruppo, perché affogando la volontà individuale nella volontà dello Stato creava quel particolare stato d’animo per cui l’individuo, quanto più è livellato, tanto più si ritiene importante come elemento della comunità. Attraverso l’inquadramento lo hitlerismo giustificava la sua pretesa ad intervenire a sua discrezione in tutte le manifestazioni della vita individuale, denegando in linea di principio ogni garanzia giuridica degli individui come tali. Il tedesco comune, frustrato nella sua esigenza di libertà, « livellato nella sua cultura e nelle sue aspirazioni, trovava un salutare sollievo emozionale nel sentirsi riconosciuto nella stampa quotidiana come artefice della gloria nazionale e identificato con gli eroi della storia ». Il suo inserimento nella comunità attiva — uguale tra uguali — gli dava un senso di sicurezza, un senso di partecipazione utile alla vita di una macchina enorme, superba : la macchina stessa del potere. In questo senso lo Stato hitleriano offriva ai suoi seguaci una pseudo-personalità in quanto li immedesimava con l’unico Stato tedesco, e offriva un pseudo-rispetto verso se stessi attraverso la sua ideologia di una razza germanica superiore. La parola Gleichschaltung che nell’ambito tecnologico aveva una sua naturale e giustificata ragione di esistenza, assunse valori innaturali per molti tedeschi : sul piano delle attività di lavoro significava reificazione, sul piano politico gretto conformismo, sul piano letterario servilismo da pennivendoli, sul piano scientifico asservimento del pensiero, sul piano artistico volgare tecnica figurativa pubblicitaria. Gleichschaltung! Il suo significato simbolico, virtuale, era quello di una aderenza consapevole agli ideali di una società libera. Ma nella realtà dei fatti essa era una mostruosa sopraffazione imposta con sistemi terroristici. All’interno della comunità tedesca il livellamento significava non certo la possibilità di una affermazione di quel valore sociale che inerisce ad ogni individuo in quanto membro attivo di una collettività civile, ma significava una umiliante conformizzazione a livello di uno strato sociale declassato e razzista. 29