HELDENTUM, (eroismo) Held (eroe) è voce germanica col significato originario di «uomo libero». La sua storia più lontana non è ancora del tutto chiara. Nel pensiero nazionalsocialista il campo semantico di Held viene a fondersi con quello di « carattere », di « spirito nordico », di « onore » e — necessariamente — con quello di « razza ». La caratteristica essenziale dei popoli nordici — afferma il Rosenberg — è la eroicità, la quale è un atto nordico di fede, è il riconoscimento più equo della natura divina del germanesimo. Il carattere eroico degli antichi tempi mitici, dei protogermani, più tardi dei Vichinghi, « non è mai andato perduto neppure nei periodi più oscuri della storia ». L’antico germano era pertanto fondamentalmente un uomo eroico, un uomo che sapeva combattere e morire ; ed era questa un’esigenza che assumeva addirittura il valore di un elemento culturale. Il riso in faccia alla morte era ritenuto come il crisma di indubbio valore, di nobiltà d’animo e di razza. Eroico era l’antico combattente nordico perché disprezzava « la morte di paglia », cioè la morte per malattia o per vecchiaia, che trovava un corpo debilitato e incapace di sopravvivere neH’oltretomba. L’antico uomo del Nord cercava la guerra, il combattimento, perché combattere significava sopravvivere : sia nel senso fisico di affermare e salvare la propria vita di fronte all’avversario, sia nel senso religioso di procurarsi la morte in armi allo scopo di esser accolto nell’aldilà nel pieno vigore delle forze : la guerra e il duello offrivano la migliore possibilità di trapasso subitaneo, di ingresso virile nel cielo degli dei. Il nazionalsocialismo rivive nella fantasia questo oscuro, antico senso pagano della eroicità concepita come forza d’animo e come espressione di vitalità ignara di ogni contenuto etico. « Il saper morire, ossia il morire combattendo e sprezzando la morte, è dunque nei nordici un’affermazione della loro inesauribile volontà di vita. Poiché sono tenacemente attaccati alla terra, vivono sempre nel terrore della morte, e, per fuggirla, l’affrettano condensandola nel momento più rapido possibile, sul campo di battaglia, per saltare nell’aldilà con le armi in pugno validi sempre a combattere per vivere. ... LIn tragico nodo di contraddizioni in cui l’eccesso di vita si traduce in morte sotto la sferza spietata del terrore » (48). L’eroismo è quindi nel nazismo, insieme col « carattere », l’affermazione più alta della « personalità ». Alla sua nozione concorre tuttavia un elemento di gratuità, l’eroismo per l’eroismo, e il disprezzo per la vita, soprattutto altrui. Il campo semantico della parola viene dilatato oltre misura sino a includere ogni forma di vita superiore. L’uomo germanico è eroico non solo nel suo disprezzo della morte, ma anche nella sua comprensione per ogni aspetto della civiltà. Eroica è la scienza tedesca, afferma sempre il Rosenberg, eroico è l’uomo del Nord che circumnaviga la terra, che scopre nuovi mondi, che disseppellisce civiltà antiche. L’uomo nordico è animato da un irrefrenabile impulso faustiano che lo sospinge verso l’infinito; e solo a lui l’universo si dispiega nella sua totalità. Al centro di ogni attività eroica sta l’uomo germanico, questa coscienza razziale incarnatasi in personalità. L’eroe germanico è lo spirito nordico fatto uomo, è la quintessenza della razza che si rivela in cinque aspetti fondamentali : nella religione dove cerca il simbolo d’una realtà sovrasensibile intuita nella coscienza ; nella morale in cui crea i principi deontologici che governano l’agire ; nell’arte nella quale esprime la coerenza fra visione interiore ed estrinsecazione ; nella scienza dove cerca la verità nel confluire della ragione e dei fenomeni naturali ; nella filosofia infine, colla quale giunge all’accordo armonico della volontà con la conoscenza (49). Di fronte a questa concezione, a questa etica nazista, che presenta l’eroismo come tratto « morale » specifico dell’uomo germanico, a questa etica, per cui « l’essenza dell’uomo eroico è l’onore di sottomettersi, per volere del destino, ad ogni 30