ancoramento al Volk nasce il senso della responsabilità ; la democrazia occidentale - continua il filosofo nazista - massificando gli individui, ottunde ogni senso di responsabilità, priva gli uomini di ogni efficace difesa contro quel pantano morale che « nel corso della storia occidentale, sotto le varie forme di umanità, ha sopraffatto il tedesco, ora come democrazia, ora come compassione sociale, ora come umiltà o amore. L’onore personale dell’uomo nordico invece esige coraggio e autodominio» (52). La Germania democratica ( da non confondersi con la « democrazia germanica », vedi Vührerprinziy ) non è la vera Germania ; è una verminaglia impancata che ignora il vero Reich costituito dai combattenti al fronte, i quali solo, in quanto tali, hanno diritto a comandare. I nazisti giudicavano severamente tutta la storia tedesca, e con particolare rigidezza, il regime weimariano che accusavano di essere una imitazione bastarda e servile delle democrazie occidentali. Sulla parola « democrazia », indiscriminatamente e acriticamente usata si convoglia di proposito la diffidenza dei cittadini. Sotto l’etichetta discreditata si smerciano nella massa idee falsate ; il discredito che inerisce alla parola si riverbera dannosamente sui valori e sulle idee. La parola convenzionale logorata dall’abuso, alterata nel suo contenuto storico da una propaganda maligna sino ad esprimere emozioni e passioni del gruppo dominante, induce a sospettare, anzi legittima il sospetto, che i valori democratici non esistano, porta gran parte della massa popolare alla convinzione che la democrazia sia una forma di comportamento assunta dalle forze ostili alla Germania per corrompere e rovinare il popolo tedesco. Tutto ciò che è democratico è vile, è antinordico. L’estrema forma di viltà, nelle democrazie, è costituita dal voto segreto ; la anonimità non solo avvilisce ma distrugge il senso della personalità, annulla ogni impulso eroico dell’individuo (53). Nella democrazia — si affermava — trovavano il loro sviluppo « crescenti influssi razziali stranieri » che erano atti « a minare le forze morali della nazione tedesca » i54). Diventava quindi dovere morale del nazionalsocialismo riorganizzare tutta la vita culturale della Germania, in modo particolare, la politica scolastica. Coerentemente alla interpretazione germanica della nuova società, fu epurato il corpo insegnante, furono persino introdotte in alcune scuole, obbligatoriamente, delle « preghiere tedesche » invocanti la liberazione da « inganno e tradimento », ossia dalla democrazia della repubblica di Weimar. II rinnegamento di ogni aspetto democratico della vita pubblica andava inevitabilmente di pari passo con l’accettazione incondizionata del Fiihrerprinzi'p. Se nessuna forma di vita civile, sia politica che culturale, può scatürire dalle masse, in quanto le masse, come dicevamo, sono come tali anonime, irresponsabili e in quanto il sistema parlamentare è un « prodotto bestiale della viltà maggioritaria » (55) non resta che la sommissione, eroicamente consapevole, all’uomo di genio inviato dal destino. Si giunge così alla « democrazia germanica », alla Fiihrerdemokratie cioè alla « libera scelta di un condottiero cui incombe l’impegno di una totale assunzione di ogni responsabilità di azione e di pensiero » C56). E’ in altre parole il principio della autorità assoluta del capo « in cui ogni creatura deve annientarsi per pervenire alla consapevolezza e al giusto impiego delle proprie forze » (57 ) ; è anche il principio « della autorità riconosciuta a ogni capo nei confronti dei subordinati, e della responsabilità di fronte a chi sta più in alto » (58). Già gli antichi Franchi affidavano la condotta della guerra all’uomo, al « Karl », cioè all’uomo libero che per virtù virili, per valore e per capacità superava tutti gli uomini del gruppo. Questo lontano precedente storico consentiva ai nazisti di affermare che il principio della « fusione assoluta della responsabilità assoluta con* l’autorità assoluta » era una « legge fondamentale della Weltanschauung nazista radi- 33