coscienza è immediatamente persuasivo ; chi appartiene a una razza decisamente pura lo sente di continuo in sè ; in tal modo il più perfetto arbitrio soggettivo viene costituito in metodo; i caratteri razziali si decidono per via di intuizione i66). Possiamo così comprendere il Rosenberg quando afferma che « soltanto l’istinto ci consente di vedere nella sua giusta prospettiva il carattere eroico degli antichi Greci e dei Germani », che soltanto l’istinto, che si identifica col genio nazionale, colla volontà razziale, consente di eleggere sicuramente l’uomo inviato dal destino e che il parlamentarismo democratico — questa forma di viltà che si nasconde dietro il paravento delle elezioni razionali — è rappresentato da uomini personalmente irresponsabili, mentre nella cosiddetta democrazia germanica, l’uomo eletto da un popolo mosso dall’istinto, incarna la responsabilità cosciente e totale. E’ vero che nella stampa hitleriana ricorrono, a modo di dimostrazione scientifica, dei cenni sui cosiddetti contrassegni somatici, ma l’elemento sostanziale rimane sempre una costante irrazionale che potremmo anche definire magica. La assunzione di una norma irrazionale, dettata dall’istinto, a criterio di scelta, il giudizio di valore sostituito dalla intuizione, non solo favoriscono subdole trasformazioni nel contenuto semantico delle parole, ingigantendo l’alone di ambiguità, ma implicano altresì gravi conseguenze nel campo della vità sociale. E cioè : L’assenza di una formulazione scientifica della razza, la postulazione di una legge interiore, più profonda e più vasta, consente ai despoti nazisti una ampia zona di arbitrio (67 ). Il criterio interiore, appunto per il suo carattere di massima arbitrarietà, si trasforma in un comodo e potentissimo strumento di oppressione. Quando i dati somatici e l’albero genealogico non forniscono armi per colpire l’avversario, resta l’arma insidiosa ed efficace dell’accusa di meticciato, di ebraicizzazione dello spirito e del carattere. La consapevolezza interiore, cioè la coscienza di razza, propria esclusivamente del popolo nordico, è unica fonte creativa di verità e di realtà ; inoltre consente di attenersi al comodo pregiudizio secondo cui tutto ciò che si fa è dettato dalla logica e dalla coerenza. Per questo si rifugge dalla scienza obiettiva e « ci si ritrae nell’arcano fortilizio della esperienza razziale immediata per costruire deduttivamente l’edificio della nuova Weltanschauung » (68). Alla dialettica delle idee, delle istituzioni è sostituita la dialettica del sangue : finché il tedesco si affiderà all’istinto, e vi rimarrà fedele, resterà vitale, perché la massima virtù, il massimo valore consistono nella aderenza degli individui e delle istituzioni all’anima della razza ( « L’anima — dice il Rosenberg — significa razza vista dall’interno » ) ; l’accedere a sentimenti e a forme sociali proprie d’un’altra razza, significa tradire il proprio istinto, significa accedere a un universalismo amorfo e bastardo, cioè significa tradire il proprio Volk. Il motivo tipicamente romantico del primato del sentimento sulla ragione, si invera nel nazionalsocialismo e si esaspera sino a diventare una filosofia dell’inconscio e dell’istinto. Tutto ciò che turba e disturba la nuova Weltanschauung, tutto ciò che si avverte di estraneo, viene relegato nell’ambito culturale dei popoli inferiori. Sotto questo aspetto la storia del nazionalsocialismo « è anche una scelta fra chiari valori tradizionali legati a una intelligenza rigorosa, e oscuri valori inconsci, talora magici, spesso misteriosi, determinati da una sensibilità inquieta che affonda le sue radici nella cupa suggestione d una età mitica. Tale mondo inconscio diventa allora un complesso di lontane eredità, di credenze, di paure, di inquietudini ancestrali ; questo mondo allora è come il frutto di una immensa contaminazione i cui germi sembravano perduti nel corso dei tempi » (69). 7) KULTUR, ZIVILISATION, KUNST ( civiltà, civilizzazione, arte) Kultur. Questa parola di origine prettamente latina («cultura»), insostitui- 36