bile ormai nella lingua tedesca, è entrata in Germania nel secolo XVII con due aspetti significativi: a) coltura dei campi, b) cura dello spirito (sotto l’influsso del ciceroniano « cultura animi »). Zivilisation. Viene dal latino attraverso il francese « civilisation » e l’inglese « civilization ». Kunst. Voce tedesca. Deriva dal verbo können (potere, essere capace) che in tempi antichi aveva soltanto valore spirituale in opposizione a (ver)mögen; Kunst partecipa dei due campi semantici di « scientia » e di « ars ». Il nazionalsocialismo conferisce alla parola Kultur un significato del tutto particolare che meglio si illumina se posto a confronto con Zivilisation. Il fulcro della Weltanschauung nazista è costituito dalla visione interiore della realtà, visione possibile soltanto al popolo che abbia coscienza piena della razza. « La necessità di distinguere nella nozione di civiltà gli aspetti d’ordine morale e quelli d’ordine materiale, di distinguere cioè fra i fenomeni scaturenti dalla dignità dello spirito e quelli riconducibili alla trivialità della materia, indusse i Tedeschi a usare il termine Kultur, espressione di primato di cultura, in opposizione a Zivilisation (incivilimento), espressione di svalutazione cosciente di civiltà. Kultur pertanto corrisponde ai principi normativi, ai valori ideali e spirituali, Zivilisation a un insieme di conoscenze tecniche e pratiche, a una collezione di mezzi per agire sulla natura, o a uno stadio del così detto ” acculturamento ”» (70). Secondo questa concezione « germanica » si spiega dunque la fattizia antitesi fra i due termini. La Kultur quindi è la piena, perfetta espressione dell’arte e della filosofia, della vita interiore dell’uomo ; essa è « emozione spirituale e intuizione irrazionalistica ; diventa la componente essenziale e discriminante del popolo superiore » ; la Zivilisation invece, come manifestazione delle condizioni di vita, create o migliorate dalla tecnica e dal razionalismo, può essere anche espressione di altri popoli. Essa pertanto non potrà mai essere tipicamente germanica o nordica, ma « occidentale, superficiale, ebraica, democratica » (71 ). Si tratta evidentemente di una esaltazione totale del germanesimo, concepito come razza pura, e di un altrettanto totale ripudio di tutto ciò che non è germanico : ciò che nel germanesino non è puramente ariano, è da considerarsi patologico, è da considerarsi « merce straniera che naviga sotto bandiera germanica ». La Kultur quindi, essendo, nel lessico nazista, una strutturazione consapevole dell’istinto vitale d’una razza, è creazione esclusiva del popolo nordico al quale quindi unicamente compete la difesa dei valori eterni dello spirito. Non esiste per altro, fuori del governo totalitario di Hitler, nessuna forma possibile di vera civiltà. Il governo totalitario si vanta di essere lo strenuo difensore della cultura : è una affermazione che di per sè può essere valida,cioè una affermazione linguisticamente corrente; ma non appena si imprenda a vagliare il suo valore semantico, essa diventa ambigua. Si difende la cultura, ma non la cultura intesa nel suo ampio respiro, come forma di civiltà aperta a tutta l’umanità, bensì quell’aspetto, o torma, che risponda ai presupposti ideologici del tiranno ; si esalta cioè non una cultura universalmente valida, ma una cultura strumentalizzata. Quel che conta non è più la civiltà nella sua espressione ecumenica, nel suo essere, nel suo divenire, ma la civiltà tedesca, anzi, la civiltà nazista. E in questa aggettivazione c’è già una grave limitazione, anzi la sua negazione. I grandi pensatori, i pionieri spirituali, le antiche civiltà sommerse, i favolosi mondi mitici non esistono più : esiste solo ciò che si lascia risolvere come prodotto di una infatuazione razziale fanatica. Una ragione dello sviluppo dell’uomo è il suo contatto con gruppi etnici diversi, con società, con civiltà, con tecnologie diverse ; la civiltà vera e propria nasce soltanto attraverso il sincretismo : i gruppi isolati non progrediscono ; nei gruppi isolati neppure il linguaggio si evolve. Ma il pensiero nazionalsocialista 37