8) PROPAGANDA La voce (propriamente il participio futuro passivo del verbo propagare) è tratta dalla locuzione latina de propaganda fide, denominazione di una congregazione pontificia che presiede alle missioni. Dal suo significato generico che designa l’opera di chi svolga attività di divulgazione di dottrine, di idee religiose, politiche ecc., la parola passa a significare, nel lessico del Terzo Reich, uno strumento di governo volto a garantire, nel campo politico, l’allineamento della nazione alle direttive del gruppo di comando, e il monopolio dei mezzi di informazione di massa esercitato attraverso ministeri competenti. Il restringimento del campo nozionale del termine viene già imposto nel 1937, da una norma governativa, a tutti gli uffici stampa. « Si invita a non abusare della parola Propaganda. Propaganda, nella interpretazione del Nuovo Stato, è un concetto protetto dalla legge ; la parola non dovrà essere usata per situazioni meschine. Pertanto non si dovrà più dire ” propaganda bestiale ” ” o propaganda bolscevica ” ma soltanto ” campagna bestiale ’’. ... La parola propaganda sarà da usarsi soltanto in contesti a noi favorevoli, campagna bestiale quando l’azione sia rivolta contro di noi » (79). Sotto il profilo ideologico la propaganda diventa nel mondo nazista l’arma che mediante la mistificazione e il martellamento ossessivo soggioga le coscienze. Goeb-bels aveva affermato che « quando la propaganda ha riempito un popolo intero di un’idea, l’organizzazione può trarne le conseguenze con un pugno di uomini ». Egli era consapevole dell’enorme potenza insita nei nuovi mezzi di comunicazione di massa, (cinema, stampa, radio, comizi). La propaganda, come quarta arma e come strumento della « strategia allargata » di Hitler, si aggiungeva all’esercito di terra, alla flotta, in parte ricostruita, e all’aviazione (80). La propaganda quale raffinata arma psicologica, più che « il terrore dello spi- rito » (81), consentiva di penetrare nell’intimo delle coscienze, di far leva sulle frustrazioni, di proiettare nel futuro con accenti profetici l’esaudimento dei desideri repressi ; essa invadeva i sogni, i pensieri, i propositi, la volontà della massa, dando vita al più grandioso fenomeno di passività che la storia ricordi. I nazisti seppero trarre profitto dalle incertezze e dallo scoramento che colse il popolo tedesco davanti alla situazione complessa creata dalla sconfitta e ai problemi apparentemente insolubili derivanti dal disordine politico ed economico. Si venne formando un vuoto psicologico che la stampa di Hitler seppe colmare con i suoi slogan incessantemente ripetuti. La propaganda seppe sfruttare efficacemente senza dover ricorrere sempre alla maniera forte, i tangibili successi del partito sia nella politica interna che in quella estera ; cosicché molti, per intimo convincimento, si assoggettarono spontaneamente al comando del dittatore. La gioventù, in modo particolare, già educata nello spirito del nazionalsocialismo, credette sinceramente agli ideali proclamati da Hitler; soprattutto essa credette all’ideale della Volksgemeìnschaft, a questa comunità che si fondava sulla eguaglianza naturale di tutti i tedeschi, comunità che doveva essere l’anticipazione di una società ariana dominatrice e che era in fondo la risposta nazista alla promessa comunista di una società senza classi. Al posto della convinzione la propaganda collocò la suggestione e creò « una soffocante atmosfera di fede cieca e di isterismo fanatico di uomini disperati » (82). Su un terreno già predisposto di orgoglio nazionale, imbevuto di teorie esaltatrici delle virtù militari, su un popolo « razzialmente eletto » che si riteneva offeso nel suo onore dai « delinquenti di novembre », piovevano con ritmo incalzante parole cariche di odio per i nemici della patria, sapientemente dosate di ironia sprezzante, 41