giore importanza dei concetti stessi. L’alone di infallibilità del capo (il capo non può ammettere di aver sbagliato ; la sua infallibilità promana non tanto da una intelligenza superiore, quanto dalla capacità di interpretare correttamente le forze che governano la storia e la natura ) induce a usare la forma della profezia (83 ). La massa accetta la finzione e in ciò vuol dar prova della propria fede ; preferisce credere alla leggenda e al miracolo piuttosto che sottoporsi all’improbo cimento della verifica critica; essa tende cioè a credere non a fatti veri e dimostrabili, che non sempre cadono nell’ambito della sua esperienza, ma a ciò che colpisce la fantasia ed eccita le sue emozioni. Sotto l’aspetto politico la propaganda tendeva a dimostrare alle masse che la potenza del partito organizzato era superiore a quella dell’autorità statale repubblicana, e favoriva così, più o meno direttamente, il diffondersi di un atteggiamento propizio allo spirito di cameratismo, in quanto il tedesco si sentiva più sicuro come membro del partito o della Volksgemeinschaft, che non come leale cittadino della repubblica. Già nel 1934 Goebbels affermava che coloro i quali erano fuori del partito dovevano considerarsi felici di essere ancora in vita: « Sarebbe da parte loro, che sono vivi per bontà nostra, pretesa eccessiva quella di voler anche criticare » (84). La propaganda si prefiggeva inoltre di dimostrare che il popolo tedesco, non « più fuorviato da illusori adescamenti democratici » era tutto proteso, sotto la ouida del Führer, a tradurre in atto la atavica Sehnsucht verso i veri nuovi valori ; voleva dimostrare che dal nuovo mito nazionalistico scaturivano, per il popolo tedesco, in tutti i campi, nuove forze spirituali e che solo il governo di Hitler, disdegnando ogni sermone irenico, avrebbe saputo ripristinare l’onore e l’eroismo germanici. La propaganda nazista esaminata nel suo aspetto di attività divulgatrice era diretta a tutti coloro che all’estero o, nei primi tempi, all’interno, avevano mentalità non totalitaria. La violenza che all’interno si accompagnava alla predicazione, non aveva tanto lo scopo di atterrire, quanto quello di porre in atto le dottrine hitleriane. Quando però il potere dittatoriale giunse al controllo assoluto, quando ebbe raggiunto le sue mete psicologiche avvalendosi anche del sistema poliziesco portato alla perfezione, quando cioè la propaganda esaurì all’interno il suo compito sfociando in un governo di terrore, essa si trasformò in indottrinamento. Considerando l’azione della propaganda sotto il profilo linguistico possiamo affermare che essa piega ai suoi fini le difficoltà linguistico-funzionali della comunicazione, che trae cioè vantaggio dai cosiddetti « disturbi comunicativi » (85). Sul piano della informazione la propaganda abusa della ambiguità che per natura inerisce alle parole del linguaggio comune, abusa cioè delle connotazioni positive o negative che si accompagnano al significato nucleare della parola, convogliandole capziosamente su un oggetto determinato sino, talora, a ingenerare un vero e proprio fraintendimento del significato concettuale originale (86). Attraverso la fissazione di definizioni persuasive la propaganda, per sue finalità pratiche, politiche, altera la connessione fra significato concettuale e significato emotivo, di regola compresenti in varia misura nel contenuto semantico di qualsiasi segno linguistico. Termini astratti — ci ripetiamo ancora — come « libertà », « democrazia » « ideologia » ecc., costituiscono nel campo linguistico esempi cospicui di ambiguità, creano situazioni idonee a provocare slittamenti di significato, promuovono condizioni volte a turbare il campo dell’informazione. Se, ad esempio, la parola libertà « può essere intesa come una certa mancanza di costrizioni esteriori per l’agire, oppure come un certo atteggiamento della coscienza », o come una determinata situazione nel comportamento politico, la propaganda potrà a suo piacimento fog- 43