giarne un’arma verbale dal contenuto regolabile. La parola possiede sensi diversi i quali tutti possono, singolarmente, essere « anche precisi, cioè applicabili a differenti classi di entità o a differenti sfere di riferimento » ; la parola pertanto conserva sempre la propria attitudine a implicare conseguenze talora contradditorie, le quali rendono precaria la funzione informativa. E proprio di questo si avvale la propaganda nazista quando spezza l’equilibrio fra verità ed espressione linguistica, per premere vigorosamente sulla opinione delle masse, al fine di instaurare un regime di dirigismo semantico, di attuare una « captazione ipocrita » delle coscienze. La propaganda nazista è nella sua essenza una oratoria epidittica, una oratoria che giudica e condanna, rivolta cioè a un uditorio che non sente il dovere o non ha la possibilità di pronunciare giudizi di valore, è una mistificazione verbale che si presenta sotto tre aspetti : sotto l’aspetto della persuasione linguistica in quanto fonde le funzioni informativa e non informativa del linguaggio in modo da conseguire particolari effetti emozionali ; sotto l’aspetto della falsificazione prospettica degli eventi politico-sociali in quanto altera i dati riferentesi ai valori e alle situazioni oggettivamente rilevabili esaltando le benemerenze del partito e denigrando nel contempo gli avversari, cioè trascurando coscientemente tutti gli elementi nocenti alle proprie tesi ed erigendo a metodo l’astrazione illeggittima, per cui la generalizzazione dei casi particolari distorce l’informazione; sotto l’aspetto del discorso intenzionalmente volto a convogliare informazioni false mediante espressioni linguisticamente veridiche di copertura, cioè mediante la menzogna totale. 9) LINGUA E VOLK A giustificare il valore meramente spirituale degli individui isolati, i quali, secondo i dogmi hitleriani, si attualizzavano pienamente e unicamente nella comunione popolare, si affermava che l’uomo può adempiere il suo destino umano solo nella sua nazionalità e attraverso quest’ultima, e che, nel campo linguistico, la lingua tedesca era l’espressione duna volontà comunitaria germanofona, che essa esprimeva la lotta per l’ordine, mentre le lingue delle società democratiche perpetuavano il disordine. Cominciava il nazismo a rendersi conto che a determinate strutture sociali possono corrispondere modi particolari di esprimere la comunione sociale. E’ stato invero affermato, ma non esaurientemente dimostrato, che alcune strutture linguistiche convengano meglio a una società fondata sull’eguaglianza, sull’iniziativa individuale, mentre altre si addirebbero meglio a società basate su una struttura gerarchica. Pare che risorga nel mondo nazista quel concetto di distinzione fra homo ani-malis e homo spiritualis, fra comuni mortali e illuminati, che si riscontra nella storia della cultura europea. Il nazista, naturalmente « homo spiritualis », ripudia la parlata massificata, egualitaria ; si sente spinto a creare una parlata iniziatica, esoterica, e afferma la impossibilità per il « signore » di comunicare la sapienza razziale al volgo assoggettato. Certo si può affermare che ogni sistema linguistico esprime in modo a sè particolare, una analisi del mondo esterno. Il presupposto che i concetti espressi nelle varie lingue, facciano capo alle stesse esperienze umane analizzate secondo categorie conoscitive identiche per tutti gli uomini, era già stato impugnato da Wilhelm von Humboldt. Ogni lingua ha un proprio modo particolare di strutturare la realtà e di rilevare determinati elementi; nessuna lingua ripete nella sua struttura un fatto del mondo esterno nella sua totalità; il che significa che qual- 44