siasi realtà, sia naturale che ideale, si obbiettiva linguisticamente in descrizioni semantiche profondamente diverse da civiltà a civiltà, da etnia a etnia. Detto altrimenti, il mondo esterno, l’ambiente in cui l’uomo vive e agisce, non trova mai la sua espressione globale nel linguaggio ; solo alcuni segmenti della realtà, alcuni aspetti dei fenomeni vengono colti ; inoltre il linguaggio, come lessico, non si identifica colla e nella realtà esterna, ma esprime fonicamente le immagini che noi costruiamo nella nostra coscienza ; cioè le parole non sono le cose ma le immagini che noi ci facciamo delle cose ; il segno linguistico pertanto — non essendo la cosa — è arbitrario e può adeguarsi a esigenze diverse, a diversi contenuti. Fra le parole e le cose che le parole denotano, non c'è, caso per caso, una corrispondenza perfetta, e ancor meno ciò si verificherà quando si tratti del rapporto fra segno e idea o pensiero. I segni rappresentano soltanto concetti-limite, un modello che descrive qualche segmento della realtà, ma non tutta la realtà ; però è un modello, è una Gestalt in cui si realizza la nostra etnia. I simboli verbali non significheranno più le cose, ma tenderanno a divenire valori indipendenti, situati in modo ben definito in una gerarchia di valori e partecipanti a un determinato linguaggio etnico e rituale. I segni linguistici avrebbero significato in quanto coestesi alla nazione gerarchicamente organizzata. Secondo la interpretazione nazionalsocialista, la lingua fornisce a un popolo il mezzo di consolidarsi in unità; la comunità attraverso la lingua, raggiunge la sua o 1 o compiutezza e tocca i vertici dell’arte, ma a patto che non spezzi i legami colla terra, col sangue, cioè a patto che non si « intellettualizzi », perchè nello sforzo di estrema tensione verso l’astrazione si esaurirebbe e si immiserirebbe. II linguaggio che in società egualitaria appartiene a tutti e si evolve liberamente, in una società gerarchizzata si irrigidisce ; le strutture grammaticali e sin- f o o 7 o tattiche — almeno così sembra —, che nelle società egualitarie mettono l’accento sui 7 o predicati e sulle valutazioni fatte dal soggetto, acquisterebbero nella società fortemente gerarchizzata, un valore di evocazione, un dinamismo magico : le varie espressioni, le formule di rito si caricherebbero di sacralità, verrebbero accettate in uno spirito di totale comunione e sottomissione. Nel nazionalsocialismo è già presente la concentrazione mistico-totalitaria di tutti i valori nel valore nazionale, concentrazione che fa apparire contradditoria, sin dall’inizio, l’accento posto su ogni istanza umanitaria ed educativa (87). Se il Volk, o, diciamo, la etnia, (cioè la nazione, il gruppo statuale che ha per supporto una cultura comune obbiettivata in una lingua comune) trova la sua vera espressione ed affermazione nel linguaggio, si pone il problema del rapporto causale ; questo può essere compendiato in due domande : 1 ) il parallelismo lingua-Volk esprime qualche cosa di più di una semplice correlazione? 2) Nel caso di un rapporto causale, questo, è univoco (azione del Volk sulla lingua o viceversa) oppure reciproco? Se il rapporto fra l’individuo-tipo del Volk (etnotipo) e la lingua non è causale allora il rapporto va indagato nell’ambito delle strutture antropologiche e mesologiche (cioè ecologiche, tecnologiche e sociologiche insieme); se esiste invece un rapporto causale — come sicuramente esiste — allora è certo che il rapporto è reciproco. Uno dei rapporti più comunemente accettati è quello della sussistenza di una relazione diretta fra sintassi e tipo di intelligenza. « Una lingua analitica e una lingua sintetica corrisponderebbero a due modi etnici di ragionare. ... Ma devono esistere ben altre relazioni, a prima vista meno accettabili, ma forse più penetranti e più chiarificatrici dell’anima nazionale. Così la fonetica — i suoni, il ritmo, la scansione, la melodia — ci informano forse più direttamente sul subcosciente dei popoli » (88 ). Anche i modi di strutturarsi del pensiero sono diversi, e ogni lingua ha quindi una sua concezione del mondo, una sua ideologia 45