sottesa. « E’ una realtà dimostrata l’esistenza di culture e di civiltà differenti che costituiscono mondi ben distinti. Si può anche ammettere che, in misura che resta ancora da determinare, questi mondi distinti siano impermeabili gli uni agli altri. E questi iati tra due culture si aggiungono alle difficoltà che le stesse lingue oppongono alla traduzione totale s> (89 ).. Questa dichiarazione del Mounin nei riguardi delle varie Weltanschauungen viene ad illuminare a posteriori l’atteggiamento del nazismo che, partendo dalla nozione di razza, arrivava ad affermare che, essendo solo il pensiero nazionalsocialista quello giusto, gli altri popoli non erano in grado di cogliere il senso profondo della Kultur germanica ; infatti, argomentavano gli ariani puri, essendo la « lingua » la forza viva che organizza la visione del mondo, soltanto la lingua tedesca poteva mediare la conoscenza dell’universo nordico. E’ molto difficile tuttavia, allo stadio attuale degli studi linguistici — a parte alcuni risultati parziali sicuri — uscire dall’ambito delle ipotesi di lavoro e dare risposte esaurienti e risolutive. Certo non si può negare che idioma ed etnotipo venendosi a formare parallelamente, contemporaneamente, si plasmino a vicenda subendo anche diverse influenze livellatrici d’ordine mesologico. Pure è certo che civiltà straniere (diciamo meglio etnie ed etnotipi stranieri) comunicano al popolo che li assorbe caratteri etnicamente alienanti II nazionalsocialismo ha avvertito la tendenza alienante delle culture « diverse » ed ha sempre promosso atteggiamenti attivi e passivi di resistenza all’accettazione di elementi culturali e linguistici anetnici, lutto questo spiega anche l’importanza che nel pensiero tedesco è assegnata alla lingua nella formazione della nazione. Afferma il Weisgerber (90 ) che la verhalizzazione ( cioè il pensiero espresso in parole ; la acquisizione del linguaggio ) è comprensione del mondo in quanto fa passare l’essenza del mondo nella coscienza dell’uomo. Il processo di verhalizzazione, come dimostra l’esperienza, opera in comunità linguistiche distinte, aventi ciascuna il suo idioma specifico. La comprensione però si effettua con un duplice movimento: da una parte la proiezione dell’oggetto sul soggetto, dall’altra, uno slancio del soggetto verso l’oggetto. L’individuo eredita dalla sua lingua materna categorie linguistiche, secondo le quali egli sviluppa la sua vita spirituale. La comunità linguistica presenta quindi i caratteri di una formazione sociale fondamentale ; questo processo di adattamento spirituale del mondo lascia impronte indelebili, poiché è concomitante con lo sviluppo delle prime attività coscienti. Ne consegue che se la lingua nella sua qualità di strumento espressivo è frutto diretto —ed è perciò la più preziosa testimonianza — della mentalità dei popoli quale si costituisce e si evolve per impulsi interni ed esterni nel corso della storia della civiltà, si possono, nelle caratteristiche e nelle tendenze di una lingua, riconoscere le tracce del modo di sentire e di intendere di vaste comunità sociali legate da una comunanza di pensiero e di vita. II nazionalsocialismo inoltre, riconoscendo la profonda azione etnicizzante della lingua e sempre ferocemente coerente col mito della razza pura, voleva evitare che i popoli soggetti ( i quali in nessun campo della attività umana parlavano lo stesso linguaggio dello Herrenvolk) potessero « linguisticamente avvicinarsi » ai conquistatori frustrando quindi in tal modo la netta separazione fra padroni e servi. Interprete di questo atteggiamento era il ministro della propaganda, Goeb-bels, il quale nel febbraio del 1942 progettava la revisione dei dizionari tedeschi destinati ai territori occupati : dovevano essere aboliti certi termini ; la terminologia doveva accordarsi con la concezione « moderna », cioè nazista, dello Stato; egli invitava a tradurre con speciale cura le « espressioni che hanno radice nella nostra ideologia politica ». Certamente egli riteneva, precorrendo inconsapevolmente certe moderne ipotesi della « semantica generale », che la rimozione di determinati termini portasse con sè la eliminazione di sgraditi problemi sociali. 46