gue, la prosa nazista doveva trarre ispirazione ed ammaestramenti, non però esigenze d’ordine morale e di chiarezza logica. Si doveva instaurare un mistero retorico che soverchiasse e umiliasse le tecniche oratorie della democrazia ; la lingua dei signori doveva ignorare l’ambito borghese e democratico, doveva rifuggire da inte- O o o 7 oo ressi e finalità meschinamente pratiche ; essa doveva nobilitarsi per diventare la espressione fedele del patrimonio culturale della « Razza » ; la meditazione morale non vi aveva alcuna dimensione, il giudizio vi era approssimativo e comunque sempre subordinato alla esigenza di una perfetta adeguazione al pensiero politico. Sotto questo profilo il nazionalsocialismo rigettava tutta la cultura occidentale nella misura in cui essa, avendo optato consapevolmente per la ratio, si contrapponeva alla valorizzazione del momento irrazionale. La società moderna, democratica, egualitaria, è una società in cui la esperienza razionale e dialettica si sostituisce al discorso oracolare ; in essa il discorso si fa razionale, rifiuta le allucinazioni, le idee deliranti ; essa inizia, vorremmo dire, il processo di dissacrazione della esperienza magica. La società nazista conferisce validità agli stati di manìa, di entusiasmo e non rifiuta la manifestazione dell’orizzonte ideologico sacrale dell’antico mondo germanico. o o Nelle società democratiche il linguaggio è tendenzialmente oggettivo, aderente alla realtà, anche alla banalità, aperto ; pur nella ambiguità naturale del segno conserva un suo valore nucleare, la sua denotazione. Nelle società fortemente gerar-chizzate il linguaggio si fa rituale, messianico, chiuso. Le parole non sono più strettamente pertinenti alle cose, ma vivono di una loro vita indipendente ; le connotazioni hanno il sopravvento, i valori rituali, magici si affermano e sopraffanno il significato tradizionale. Le parole possono disancorarsi dalle loro connessioni significative ; i significanti vanno alla deriva, indifferenti ai loro contenuti originari. Le parole in libertà abbandonano i fondali democratici e veleggiano, cariche di sacralità, di suggestioni connotative, per i mari del misticismo. Nelle società democratiche si avrebbe la dissacrazione, in quelle gerarchizzate la consacrazione del lessico rituale. Pare quasi che nelle società egualitarie predomini il tipo analitico di lingua, in quella gerarchica, invece, il tipo sintetico. Il nazismo proietta acriticamente in tutti i fenomeni culturali e politici della civiltà occidentale i suoi problemi e le sue scelte e soggiace ai propri pregiudizi etnocentrici non riconoscendo alcuna validità agli atteggiamenti spirituali delle altre unità etniche. Il mondo nazista sceglie una sua « fedeltà », ma non è la fedeltà alla ragione e alla storia, caratteristica della nostra civiltà europea, ma la « fedeltà » al pregiudizio razziale. I nazisti erano disposti ad accusare di « falsità » tutto il mondo democratico, e, comunque, non ariano, non tanto perchè fossero convinti della sua inefficacia, ma perchè avvertivano una opposizione, ora sorda, ora palese, all’ordine germanico ; essi furono costretti dalla consequenzialità logica della loro dottrina a imporre un carattere perverso ed egoistico alla loro azione pur di attuare il nuovo ordine europeo. L’affermarsi nella vita del Terzo Reich di una idealità inautentica perchè strumentalizzata, si esprime in una forma tronfia, favorisce l’acquisizione di un formulario stereotipato, di un repertorio fisso di luoghi comuni di cui la nuova morale germanica si appaga. L’uso generalizzato dei topoi, la idealizzazione stilizzata delle glorie patrie, portano a una minore incisività del discorso, a una sminuita sensibilità; quando le funzioni enfatica e retorica sono preminenti è inevitabile il ricorso alle maneggevoli componenti emozionali ; l’accettazione a norme di moduli consuetudinari avvia, nella concordanza degli esempi, a una ridotta lati- 48