E’ evidente che mentre nel cinema espressionista la figura dell’apparizione funge da espediente tecnico capace di esprimere in forma artisticamente valida una complessità concettuale autentica (e profondamente legata alla tradizione culturale) alludendo di volta in volta allo « spirito », all’« anima », aW’alter ego, al « doppio », al «me stesso», all’ambiguità di «essere ed apparire»; nel film di Trenker la medesima figura viene talmente investita dall’effetto di ridondanza (la sparizione nei cieli, il crescendo della canzone, la nuvola lontana ) da trasmettere alla fine un messaggio completamente diverso rispetto a quello che trasmetteva nel contesto originale. L’abbassamento stilistico ( la figura infatti perde il suo valore di forma o di espressione artistica) e il successivo procedimento di iterazione concettuale e di ingigantimento retorico possono ben provocare come si diceva una sostanziale variazione di significato. Erano queste indubbiamente le soluzioni tecniche registiche e scenografiche di cui Goebbels aveva imparato ad apprezzare la forza di fronte ad opere come Metropolis, La corazzata Potemkin, 1 Nibelunghi. Ed erano queste le cose che voleva rivedere nei film nazisti, non perchè ne intedesse il valore a livello artistico, ma perchè ne prevedeva l’effetto a livello emozionale. In tal modo le figure stilistiche della tradizione cinematografica subivano una violentissima riduzione : non servivano più ad esprimere, ma ad impressionare, si squalificavano come forme artistiche e si riqualificavano come strumenti in grado di scatenare conflitti emotivi ed energie vitali (per dirla con Goebbels) sul cui sfondo i nazisti sentivano di poter dire quello che volevano senza paura di non essere creduti dalla maggioranza degli spettatori cosi indotti in una attitudine di pronta e aperta recettività. In applicazione di tali criteri Goebbels fece realizzare, verso la fine del '33, Hitlerjunge Quex, la cui funzione sembrava proprio quella di dimostrare ai dilettanteschi provinciali di Monaco, che avevano presentato 1’« abominevole » Hans Westmar, come la materia dovesse essere trattata: evitando la glorificazione diretta del nazismo, cercando di indebolire la fiducia negli istituti tradizionali, lanciando strali contro la famiglia per favorirne la disintegrazione, sfruttando l’immaturità e l’infantilismo psichico di ampi settori della gioventù tedesca, screditando tutte le forme di comunità che non fossero in qualche modo di emanazione statale. (10 ). Si potrebbe dire, rubando il termine ai linguisti, che la propaganda nazista preferiva adoperare un discorso di tipo disposizionale, capace cioè di orientare lo spettatore verso la risposta prevista e programmata, senza dare però la sensazione, ai meno avveduti, di averli voluti condurre per forza a quella soluzione. Hithlerjunge Quex, che allude all’uccisione di un giovane militante nazista da parte dei comunisti, risulta evidentemente ispirato al film di Trenker: vi si nota •—• per dirla con Kracauer — la medesima apoteosi di passione ribelle e la medesima intenzione di esprimere attraverso immagini simili l’imminente trionfo di ribellioni nazionalistiche. Queste non infrequenti uccisioni offrivano spesso a Goebbels l’opportunità di piccole esercitazioni oratorie e ogni seppellimento di un « ragazzo di Hitler » suggeriva lo spunto per effettistiche evocazioni come il Mene Tekel del convitto di Baldassarre, il muro bianco segnato dall'impronta delle sue piccole mani sporche di sangue, la faccia del padre grigia come la cenere, il cuore straziato dal dolore e la mano sollevata nel segno del saluto alle note dello Horst Welles Lied(n). Il Quex del film diventa il prototipo dei ragazzi di Hitler e il simbolo stesso del disprezzo, che ogni nazista dovrebbe provare, per quella « morte di paglia » di cui sono una pallida versione i mussoliniani « cent’anni da pecora ». Le ultime parole del protagonista di fronte ai compagni che lo assistono sono infatti: «La nostra bandiera sventola davanti...». Subito dopo la colonna sonora riprende YHorst Wessel Lied e la bandiera appare sullo schermo seguita dalle colonne in marcia della gioventù hitleriana (12 ). 73