Umberto Artioli UN GRANDE SOGNO DEL TERZO REICH: IL TEATRO THING Non appena ci si soffermi sulle caratteristiche strutturali di questa forma d’arte, il teatro, idonea come nessun altra alla possibilità di manipolazione delle masse in grazia del fenomeno di suggestione collettiva che la presenza vivente dell’attore e quella ancor più tangibile del pubblico sanno assicurare, ci si rende conto di come ad essa siano stati riservati gli sforzi più cospicui della politica culturale nazista. In questo senso non il cinematografo, con il suo affondare per necessarie esigenze di carattere tecnico lo spettatore nella penombra della sala, dove ciascuno può opporre alle più raffinate sequenze propagandistiche il fermaglio della propria interiore riflessività, non attenuata o deformata da situazioni di contagio psichico, ma il teatro alla luce del sole, il teatro come adunanza e festività, fu il grande sogno del Terzo Reic'n. O O E’ questa l’intima ragione per cui la politica culturale delia Germania hitleriana, contraria in linea di massima alle manifestazioni artistiche d’avan-guardia, ricondotte allo stesso comun denominatore di « arte degenerata », sembra viceversa affiancarsi nell’ambito del teatro alla grande avanguardia europea, reiterando a gran voce le stesse critiche che da più di un trentennio si erano levate nei confronti delle strutture del teatro borghese. Era infatti la classica scena borghese, con il palcoscenico illuminato e la sala oscura, con l’assoluta separazione fra attori e spettatori, con il suo privilegiare una fruizione di tipo intimo e personale, agli antipodi rispetto alla funzione che Goebbels intendeva vedere affidata al teatro : quella di trasformazione delle coscienze individuali in un’unica grande coscienza collettiva, cementata dai comuni presupposti del sangue e della razza. A questo non poteva bastare un teatro concepito secondo forme tradizionali, ancorché riempito di contenuti specificatamente nazional-socialisti quali potevano essere l’amore per la terra e per il passato nazionale. L’ambizioso sogno di Goebbels mirava più lontano, a un teatro che fosse esplicitamente tedesco tanto nelle forme che nei contenuti, un teatro all’altezza del momento storico e quindi adeguato ad esprimere il nuovo pathos nazionale. Tale tipo di teatro non doveva proporsi come una forma d’arte tout court, irrigidita nell’ambito della zona estetica pura. Mai come da una concezione quale quella dell’art pour l’art furono lontani i teorici del nazismo, pronti a bollare col marchio dell’estetismo (o deH’individualismo ) ogni manifestazione che risultasse estranea alle linee direttrici della loro politica. Al pari di ogni altro prodotto artistico, il teatro non doveva essere giudicato in sè, come portatore di un determinato messaggio estetico, ma il suo valore o disvalore doveva trovare i propri criteri di misura nel grado di rispondenza alla 78