scorta dello straordinario successo riscosso dalle oceaniche adunate tipiche dei Congressi di Partito, avesse deciso di dirottare in quest’ultima direzione i suoi sforzi in favore delle manifestazioni spettacolari di massa, non le venne concesso un sostanziale appoggio pubblicitario. Spettacoli Thing, pur con un repertorio raffazzonato alla meglio, continuarono ad essere montati per tutto il ’34 e il ’35 sulle scene appositamente allestite, facendo registrare, in talune occasioni, perfino punte di oltre 50.000 spettatori. E tuttavia, quando più la tendenza del direttivo del Reich a favorire un ampio dispiegamento di masse, sia a livello del pubblico che degli attori, prendeva corpo in costruzioni architettoniche di sempre maggiore impegno, tanto più difficoltoso diveniva il compito del regista, messo di fronte a problemi di carattere tecnico che l’insufficienza degli impianti contribuiva a ingigantire. « Le dissonanze acustiche, scrive la Brenner a proposito di queste regie Thing, producevano effetti grotteschi. Spesso per giunta l’azione era dilatata nel tempo. F, non di rado il vento e la pioggia disintegravano la quinta monumentale della «collettività popolare ». (8) Anche a questo livello, diviene quindi legittima ogni negativa considerazione intorno allo sconcertante pressapochismo con cui l’organizzazione Thing si propose di valutare prima e di risolvere poi i problemi impliciti in un’operazione di proporzioni così gigantesche. Nello scarto tra l’ambizioso ideale di un teatro in cui potessero rifluire, trovandovi legittimazione, gli spiriti della, nuova collettività nazionale e la vacillante realtà di una manifestazione priva di repertorio e per di più ipotecata da pesanti problemi di carattere tecnico, si situa il segno più tangibile della vellei- taria operazione intrapresa dal nuovo regime. Verso la fine del '35, nonostante i lavori per l’allestimento di nuove scene continuassero a procedere, sia pure secondo un ritmo assai più blando rispetto ai piani originariamente prestabiliti — delle 400 scene previste soltanto una decima parte doveva infatti venire alla luce — l’operazione Thing poteva dirsi virtualmente conclusa. Per un anno ancora spettacoli Thing continuarono ad essere montati, ma con carattere del tutto sporadico: nel 1937, con la smobilitazione ufficiale del movimento e la fine della campagna propagandistica a favore del teatro all’aperto, anche queste ultime manifestazioni cessarono di esistere, sì che come scrive ancora la Brenner, « le scene Thing già allestite, circa una quarantina, restarono deserte : sopravvissero soltanto gli impianti edificati e qualche altro elemento, rimasti ad attestare ancora oggi la « ricostruzione del teatro tedesco » operata dal nazionalsocialismo ». (9) Che rimase del grande sogno nazional-socialista di un teatro alla luce del sole, di un teatro come festa e celebrazione di un’emozione collettiva? Sfrondato dai posticci paludamenti di carattere letterario ed artistico, troppo dispendiosi e impregnati di difficoltà, esso rifluì nelle oceaniche adunate di cui i congressi del Partito avevano fornito l’esempio : palestre e stadi tedeschi divennero così i nuovi e più duttili terreni su cui esercitare la psicologia di massa. Alla complessa stratificazione del fatto teatrale, in cui troppi elementi erano chiamati a una difficile e sempre precaria coabitazione, si sostituì l’arte più modesta ma certo non meno efficace e spettacolare della parata. Dopo tanto strepitare di trombe, il teatro tornò ad essere cacciato nel chiuso della scena borghese : se qualcosa rimase del Thing, fu il ricordo del gigantismo costruttivo della sua architettura, che rifluì nei raduni nazionalsocialisti, in cui l’individuo, immerso nella massa e schiacciato di fronte alla smisurata quinta di edifici ridon- 84