danti e monumentali, era portato a smarrire il senso della propria autonomia personale. Pronto a sfruttare tutte le ricorrenze come occasioni di raduno al rullo di tamburo del « glorioso passato nazionale », il genio organizzativo del Reich si dispiegò nelle imponenti sfarzosità scenografiche in cui una vera e propria orgia del visuale, affidata agli addobbi e alle bandiere, al gioco delle uniformi e agli effetti luminosi, si abbatteva sulle masse determinando la sensazione di un’avventura nell’esaltante e nello straordinario, agli antipodi rispetto al grigiore dell’esistenza borghese. Il grande sogno di un nuovo teatro, che aveva potuto forse far davvero battere il cuore a qualche intelletuale, veniva così clamorosamente a trar fuori la sua corda più vera : quella di massiccia strumentalizzazione, per gli esiti che tutti conoscono, di un popolo che tanto aveva contribuito alla storia della civiltà occidentale. NOTE 1) Josef Buchorn: Sinn und Sendung des Theaters, in: Deutscher Kulturwart, Settembre 3935, p. 375. La citazione da noi estratta è pubblicata in quella ricca antologia sulla situazione teatrale e cinematografica dell’epoca che è Theater und film im Dritten Reich (a cura di Joseph Wulf, Gütersloh 1966) p. 181. 2) Peter Viereck, Dai Romantici a Hitler, Torino 1947. 3) Hermann Anders, Die Verwandlung der Tragik in Bausteine zum deustchen Nationaltheater, Settembre 1935, pagg. 262-63. In Theater und film ecc., op. cit., pag. 174. 4) Kurt Gerlach-Bernau, Drama und Nation, Breslau 1934, pagg. 49-50. In Theater und film ecc., op. cit., pag. 179. 5) Richard Euringer, Thingspiel-Thesen I in: Völchischer Beobachter del 20-6-1934. In Theater und film ecc., op. cit., pag. 185. 6) Naturalmente le scene Thing, dovendo essere adattate alla diversa planimetria delle località di costruzione, presentavano notevoli dissimiglianze fra loro, anche se, come si è detto, comune era la tendenza ad attenersi al modello greco. 7) Ludwig Moshamer, Die Thingstätte und ihre Bedeutung für das kommende deustche Theater, ottobre 1935. Pubblicato in: Anna Teut, Architektur im Dritten Reich, Frankfurt/M. 1967, p. 230. 8) Hildegard Brennen, Die Kunstpolitik des Nationalsozialismus, Hamburg 1963, pag. 106. Nella traduzione italiana (H. Brenner, La politica culturale del nazismo, Bari 1965) da noi qui seguita: p. 188 9) H. Brenner, op. cit., pag. 106. (Nella traduzione italiana: pag. 188). La traduzione dell’opera della Brenner, a cura di Enzo Collotti, rappresenta, a quanto ci risulta, l’unica documentazione sul Teatro Thing apparsa sino ad oggi in Italia La voce Thing non figura nemmeno neH'Enciclopedia dello Spettacolo, nè a tale tipo di teatro vien fatto riferimento m nessuna delle voci collaterali (v. Teatro di Massa, Teatro all’Aperto, ecc.) comprese nell’Enciclopedia medesima. F.lli GALEOTTI CALZATURE VIA GRAZIOLI, 3 MANTOVA 85 v