crearono e trasformarono anche il linguaggio. Se la propaganda nazista doveva aver successo, una delle prime cose che Hitler doveva fare, come osservò Ernst Cassirer, era quella di introdurre una mutazione nella funzione del linguaggio. Cassirer distingue tra l’uso semantico e l’uso magico delle parole; era l’uso magico che divenne parte integrale della propaganda nazista. La parola magica, egli scrive, « non descrive oggetti o relazioni tra oggetti ; essa cerca di produrre effetti e di cambiare il corso della natura. Ciò non può essere eseguito senza una elaborata arte magica. Solamente il mago, o stregone, è capace di controllare la parola magica. Ma nelle sue mani essa diventa una delle armi più potenti. Nulla può resistere alla sua forza. « Carmina vel coelo possunt deducere lunam », dice la maga Medea nelle Metamorfosi di Ovidio (4) - per mezzo di canti magici ed incantesimi perfino la luna può essere trascinata già dal cielo.(5). In un sistema di propaganda saturo di cerimonie e di rituali, fuoco e sangue, spade e bandiere, forza e sentimentalismo, non c’era semplicemente posto per un uso razionale, significante del linguaggio. Diversi nazionalsocialisti riconobbero il potere della magia della parola come mezzo di persuasione. Karl Kindt dichiarò : « Hitler ha una vasta conoscenza della magia delle parole. La parola di un uomo appassionato diventa un’arma. Hitler in pochi mesi ha ottenuto più con la sua parola di quanto non ottennero gli « statisti » con i loro «fatti». La parola è dinamica politica (6) ». Hitler stesso ha scritto in Mein Kainpf che la penna può fornire i fondamenti teorici di un movimento, ma che il « potere che ha sempre messo in moto le più grandi valanghe religiose e politiche nei capovolgimenti della storia è stato da tempo immemorabile il potere magico della parola parlata, e quello soltanto (7) ». Il potere e la magia che i nazisti vedevano nelle parole era riflesso nell’affermazione polemica di Hadamovski secondo cui il popolo germanico aveva perso la prima guerra mondiale « non per la debolezza delle sue armi e dei suoi soldati ma per la sterilità burocratica dei suoi principali statisti ». La Germania, egli disse, fu « sconfitta e disfatta non sul terreno delle armi bensì sul terreno delle parole ». Al popolo germanico, egli sosteneva, non fu dato uno slogan, mentre le nazioni nemiche andavano alla guerra « Contro gli LInni », « Per la Pace nel Mondo », e « Per la Federazione delle Nazioni ». Secondo l’opinione di Hadamovsky, le masse che soccombono al potere delle parole sono insensibili alla loro « verità interiore ». Con l’avvento del nazionalsocialismo, egli scriveva, « il vecchio linguaggio raffinato della diplomazia doveva lasciare il posto al nuovo, originale e tempestoso linguaggio specializzato della propaganda politica di massa. Il linguaggio politico diviene una questione d’interesse pubblico (8) ». Con le loro Schlagworte i nazionalsocialisti non cercarono di descrivere con precisione oggetti o relazioni tra oggetti ; invece, le Schlagivorte vennero usate per « produrre effetti e cambiare il corso della natura ». Furono coniate nuove parole ; quelle vecchie presero nuovi significati. Parole che una volta erano usate con senso descrittivo, logico o semantico diventarono parole magiche usate per produrre effetti e suscitare emozioni che, a loro volta, avrebbero condotto all’azione (9). Per incitare all’odio, per suscitare rabbia, paura, arroganza e disprezzo, la parola magica priva di valore semantico sarebbe bastata -—- anzi, sarebbe stata più efficace. Victor Klemperer ha scritto: Ciò che Hitler conosce terribilmente bene e tiene sempre in considerazione è la psiche delle masse nonpensanti che devono essere manute nonpensanti. Il vocabolo straniero fa un effetto tanto maggiore quanto meno viene compreso; nella sua incomprensibilità esso confonde e stordisce, soggioga il pensiero. Ognuno capirebbe schlechtmachen; pochi capiscono diffamieren, ma quest’ultimo produce un effetto molto più solenne e potente di schlechtmachen. (Si pensi solo all’influenza della liturgia nella messa cattolica) (io). Dell’uso della parola magica da parte di Goebbels, Klemperer scrive : « Goeb- 87