bels, la cui prima regola di stile è quella di ” parlare come il Volk parla ”, conosce anche il potere magico delle parole straniere. Il Volk ama ascoltarle e ama usarle. E il Volk se le aspetta dal suo ” Dottore ” ». Vocaboli non germanici che divennero parte integrante della propaganda nazista furono « das System » e « die Idée ». Sugli scritti di Goebbels, Werner J O ’ Betz ha osservato : Per comprendere la parola « Idea » (Idee), che compare circa una volta ogni cinque pagine, è importante rammentare l’oscurità intossicante di ogni parola straniera. Ecco un esempio di uno dei corti circuiti idealisti e biologici di cui la tecnica oratoria nazionalsocialista era innamorata « Noi concimiamo (dungen) con il nostro intero essere e con la nostra intera vita per la Idea » (il). Poiché i nazisti consideravano i loro ascoltatori tedeschi come folle dominate dalla mentalità collettiva, la persuasione ottenuta mediante la parola magica rendeva inutile ogni approccio razionale all’uso del linguaggio. La folla, come ha fatto notare Freud, è soggetta al potere realmente magico delle parole. Egli cita da Le Bon, che scrive : « La ragione e le argomentazioni non possono lottare contro certe parole e certe formule. Esse vengono pronunciate con raccoglimento dinanzi alle folle ; e immediatamente i volti si fanno rispettosi, le fronti si abbassano. Molti le considerano come forze di natura o come potenze soprannaturali (12) ». Scrive Freud, « Basta pensare a questo proposito al tabu sui nomi presso i popoli primitivi ed ai poteri magici che essi attribuiscono ai nomi ed alle parole (13) ». Rientra nei poteri del mago, che ha davanti a sé ascoltatori dominati dalla mentalità collettiva, coniare parole e locuzioni stereotipe che in sé sono prive di senso, e dotarle di poteri magici. Un aspetto della magia della parola nella propaganda nazista, consiste nell’uso di nomi astratti per rappresentare gli oggetti. Proprio come l’oggetto bandiera era una rappresentazione visiva di un’astrazione e veniva usato per evocare risposte emozionali, così avveniva anche per le parole magiche. La sola differenza stava nel fatto che la parola era una rappresentazione verbale dell’astrazione. La parola magica non spiegava, ma serviva ad evocare la risposta desiderata. Poiché il dialogo come è conosciuto nei sistemi democratici parlamentari non esisteva nè nelle adunate naziste durante il Kampfzeit nè nel terzo Reich, l’ambiguità delle parole magiche naziste continuò a permanere. Quindi, Hitler poteva dire alle sue folle : Esaminate le devastazioni che l’imbastardimento giudaico arreca alla nostra nazione ogni giorno, e considerate che questo avvelenamento del sangue può essere eliminato dal nostro corpo nazionale solamente dopo secoli, se si potrà; considerare inoltre come la disintegrazione razziale deteriori e spesso distrugga gli ultimi valori ariani del nostro popolo germanico, così che la nostra energia come nazione portatrice di cultura è visibilmente sempre più colpita da involuzione e noi corriamo il rischio, nelle nostre grandi città almeno, di raggiungere il livello a cui si trova oggi l’Italia meridionale. Questa contaminazione del nostro popolo è compiuta sistematicamente dagli Ebrei oggi. Sistematicamente questi neri parassiti della nazione contaminano le nostre inesperte giovani ragazze bionde e così distruggono qualcosa che non potrà più essere ricreato a questo mondo (14). La mentalità collettiva non si chiede : « Che cos’è il sangue ariano? Quanto del sangue ariano non esiste nel sangue non-ariano? » Come lo scrittore inglese John Wilson ha affermato: « Un sostenitore intelligente di Hitler probabilmente avrebbe detto: « Quando parliamo di ” sangue ariano ”, non dovete prenderci troppo alla lettera. Noi non vogliamo dire che il sangue vero e proprio degli Ariani abbia qualche caratteristica particolare. Tutto ciò che noi intendiamo affermare è che gli Ariani sono superiori ai non Ariani ». Senza dubbio molti Tedeschi ebbero chiara 88