Materiali per la retorica e le arti INTERVENTO Il numero 14 del Portico segna, mi pare, un momento abbastanza decisivo nella vita della Rivista. La rivista ha da anni una sua presenza; ma direi che, rispetto ai numeri precedenti, questo numero porti qualcosa di nuovo, che questo qualcosa di nuovo sia il definirsi di una scelta di cultura, e che tale scelta debba esser considerata con attenzione. In primo luogo, mi pare presto evidente, per qualsiasi lettore avveduto, che un immediato approccio globale a tutti gli scritti raccolti nel numero riveli qualche cosa che va sottolineato : una certa compattezza non occasionale negli intendimenti del fare. Un risultato di questo genere implica ovviamente un tempo lungo di lavoro, certe intese su letture comuni, e una ricerca in cui l'accento particolare delle singole pronunzie si garantisce nelle operazioni di gruppo, e in cui le operazioni di gruppo si rinnovano continuamente in pronunzie particolari. Il Portico vien così precisando il suo discorso; e Artioli, Baratta, Bar-toli, Bassani, Brunetta, Trebbi... ora lavorano con un comune modello operativo che, pur con diversi toni secondo i diversi autori e anche secondo i diversi campi, costituisce un parametro di comune generalissima osservanza. Si parla molto in questi anni — e non sempre con chiarezza — di lavoro di équipe. Troppe volte per questa via si corre il rischio di perdere il fine della ricerca sostituendolo con una sorta di estasi comunitaria in cui ci si appaga; troppe volte si annulla il senso dei contributi individuali... Tra molti pericoli, mi sembra che il gruppo del Portico si sia mosso in modo corretto, in quest’ordine. Nessuna mistica di gruppo, nessuna paralisi dei contributi individuali, e, soprattutto, nessuna perdita del fine. Piuttosto che una forma imperiosa di modello autoritario pare che il gruppo tenda ad una comune trend orientativa, che, nello stesso tempo, è abbastanza ovviamente una resoluta scelta dei 3