passato è sempre un felice fraintendimento. L’impulso en avant degli amici del Portico è indubbio; ma la scelta di queste convergenze non rischia, alla lunga, di perdere questa spinta, di distruggerne la forza critica, di svuotarsi della spesso sottile, spesso vivace volontà di movimento? Penso che si possa a buon diritto credere che la forza di un pensiero non stia nella sua attualità immediata, nella sua conclamata e apparente presenza, ma nella consapevolezza ( talora segretissima o nascosta, talora in un primo momento rifiutata dai più, talora addirittura tale da operare mascherata) con cui esso prepara l'avvenire dell’uomo — questa cosa difficile che ci sta veramente a cuore. Ma resto come preoccupato nell’osservare che gli amici del Portico, se devono scegliere un fenomenologo, scelgono Merleau-Ponty. Nessuno riuscirà mai a far sì che io porti a questo filosofo le accuse banali che qualcuno gli ha fatto proprio in occasione della sua morte. Ci sono, peraltro, forse modi meno divulgati, ma più stimolanti, e tali da portare il discorso en avant, di intendere la fenomelogia nelle sue piene relazioni con i connotati particolari della nostra civiltà. Resta, in ogni caso, che una sistematica aperta dell’imprevedibile, una sistema tica correttamente metodologica, sembra essere più comprensiva, o, almeno, più resistente di un sistema chiuso in cui tutto è previsto... ma cui sempre qualche cosa sfugge — e si sa che anche un minimo scarto... Hegel... Ma no. Non mi dilungherò più oltre. Questa nota non vuole « con il suo piccolo cucchiaio » vuotare « un mare » così grande; essa vuole essere, oltre che il rilievo di alcuni risultati, anche un augurio... In questo senso, vedendo gli amici del Portico a Bologna, mi accadde, di dire : « Mantova sembrava lontanissima, ora si è veramente fatta più vicina ». LUCIANO ANCESCHI Abbiamo sottoposto all’attenzione di Luciano Anceschi il materiale di questo nostro fascicolo quand’esso era ormai stato completamente elaborato e definito; il suo intervento ci obbliga, dunque, al fuori-tempo-massimo e ci pone, ora, nell’impossibilità pratica di dare in qualche modo soddisfazione alle preoccupazioni e agli interrogativi ch’egli ha voluto sottoporci in maniera così rettamente amichevole e partecipe. Che fare, allora? Dire, almeno, che il dubbio su Merleau-Ponty l’abbiamo avuto, noi e l’autore del saggio al quale abbiamo chiesto di tentare quel particolare discorso, non dopo, ma prima che cadesse su di lui la preferenza: il che non significa evidentemente che siano cadute tutte le incertezze e che siano cadute in special modo quelle cui Anceschi vuole soprattutto alludere. Del resto si potrebbe a questo proposito aggiungere che già la stessa operazione della scelta di un fenomenologo non aveva mancato di crearci qualche turbamento, e non certo per il fenomenologo naturalmente! E, poi, rimandare il confronto con il complesso, assai stimolante, delle questioni allineate da Anceschi, all’occasione di un prossimo fascicolo: si tratterà allora, forse, se ne saremo cioè capaci, di un confronto da condursi sui due piani della ricerca dei modelli e della loro verifica esperienziale. (n.d.r.). 5