ma di traduzione ; se così fosse ogni significato sarebbe la somma dei significati elementari, e secondariamente non sarebbe possibile la instaurazione né la trasmissione di significati non precedentemente posseduti. I fenomeni smentiscono la collocazione del significato altrove che nella parola stessa e le difficoltà della spiegazione idealistica come di quella empiristica del linguaggio derivano dal-l’aver mancato il fenomeno dell'immanenza del senso al significante. L'INTENZIONALITA' SIGNIFICANTE DELL'OPERAZIONE ESPRESSIVA La parola significante — il significante senz’altro — dà e contiene il significato, ma è appunto la maniera di questa inerenza che deve essere precisata. La singola parola, l’elemento, ha un senso, cioè un potere determinato di donazione di ciò che in esso è pensato ; questo pensato della parola non è un insieme di qualità d’oggetto, suscitata alla presentificazione dall’operazione espressiva, e nemmeno l’immagine verbale della psicologia ; è un potere attivo non un oggetto, un’intenzione motrice che è il verso della parola. Questo potere di movimento che è la parola è la risultante di operazioni espressive eseguite in precedenza, componenti parziali e successive di un movimento in fascio che convoglia in un senso prevalente una serie di intenzioni. Tale intenzione motoria, in quanto operazione del corpo pensante che intenziona parlando, non ha un termine totalmente determinato, così come in se stesso, in quanto movimento, non è fissato una volta per tutte nelle sue componenti ; l’intenzione significante concretata nella parola, presenta una duplice indeterminatezza : quella del termine a cui apre, quella delle direzioni motrici che convoglia. Sarà possibile in seguito mostrare la radice comune di queste indeterminazioni ; per il momento teniamo fermo che l'operazione espressiva elementare —- il pronunciare la parola, — è l’attivazione di questo movimento intenzionale non totalmente determinato ; il ciò, il senso, sono una tensione verso, che, apert.a su un termine da definire o su un prolungarsi del tendere in altri movimenti espressivi, può convogliare in sé altre direzioni apprese, altri sensi. Quanto diciamo lo riferiamo alla parola in senso stretto, avvertendo che il tutto potrebbe venir riferito alla lingua con una modificazione che ci farebbe assumere a tema non più il corpo soggetto di intenzioni motrici, bensì il corpo-oggetto, prelievo astrattivo operato sul primo. Se questa è la situazione dell’operazione significante isolata, elementare, esplicantesi nell’effettuazione di un minimo di significato, la considerazione del fenomeno intero dell’espressione nell’attivazione della sinergia degli elementi, consentirà di precis.are la natura di quella intenzionalità che è il potere del significante, togliendo in parte quella indeterminatezza che le si annetteva. Esprimere, parlare concretamente, non è pronunciare parole fornite dì senso : si ripete con questo la negazione che il verbalizzare sia il trasferire in un sistema di segni dotati di connotazione di senso univoca, un complesso di idee costituite nel pensiero ; si aggiunge soprattutto, in conseguenza della concezione presentata dell’atto significante elementare che è il pronunciare una parola, che parlare non è nemmeno attivare i significati delle parole di cui ci si serve, componento qualcosa come una melodia motoria composta dalle singole intenzionalità dei significati ; non si darebbe in questo caso un senso dell’espressione altrimenti che come sequenza di sensi intederminati, non legati che dal semplice accostamento successivo, dal momento che abbiamo tolto quell’unità originaria che sarebbe una coscienza costituente, in possesso dell’intera unità del pensiero. L’unità dell’espressione come FENOMENOLOGIA 9