Questa fenomenologia del significato può essere condensata in tre tesi che Merleau-Ponty presenta molto sinteticamente ma che contengono una ricca possibilità di sviluppi ed insieme indicano la perfetta consonanza di queste analisi con l’insieme delle sue tesi. In primo luogo « le significazioni della parola sono sempre idee nel senso Kantiano », « di conseguenza l’espressione non è mai totale » pur non avendo sottintesi ; infine « la tematizzazione del significato non precede la parola proprio perché ne è il risultato » (3). LA DISTANZA TRA SIGNIFICATO E SIGNIFICANTE E LA STRUTTURA TEMPORALE DELLA PAROLA « Ciò che vogliamo dire non è davanti a noi, fuori di ogni parola, come una pura significazione, ma è solo l’eccedenza di ciò che viviamo su ciò che è stato detto » (4). Nell’operazione espressiva, atto congiunto del significante e del significato, è sempre all’opera una eccedenza del secondo sul primo. Il significato dunque è un’intenzione, un essere aperto a, un e-sistere eccedente, ed il pensiero nascente, quello che vogliamo dire è questa eccedenza, questa fuoriuscita da tutto quanto sappiamo, e possediamo nelle intenzioni già incorporate ai materiali espressivi. Il sapere pensante è una spontaneità che si ignora, « un pensiero che cerca di stabilirsi » (5) definendosi, trasformando così il proprio procedere in termini che ne siano il confine, la definizione. Ma questo arresto non è una presa trasparente su di sé che raggiunga la flussione intenzionale spontanea o che da un punto fisso la preceda. Il pensiero che si ignora non ha altro mezzo per venire in chiaro di sé all’infuori dell’espressione mediante la quale cerca un ancoraggio nel saputo. Certamente quell’intenzione che si precede come pensiero non può essere totalmente sprovvista di coscienza di sé, senza con questo decadere da intenzione aprente a processo in terza persona. Un Cogito tacito si esercita in ogni operazione dell’io, nella forma di una prova di sé ad opera di sé, che ha bisogno di essere esplicitata poiché non è altro che l’esistenza stessa come intersezione e scambio di un movimento intenzionale con un mondo. « Quel che si crede sia il pensiero del pensiero, come puro sentimento di sé, non si pensa ed ha bisogno di essere rivelato » (6). L’unico modo di prendere coscienza di sé trasformando questo Cogito esistente in Cogito cosciente è l’operazione espressiva. Il pensiero che cerca se stesso cerca delle parole ; non è allora una illustrazione supererogatoria di cui il pensiero potrebbe fare a meno, o un insensato arresto nel suo procedere, ma un momento costitutivo del suo stesso procedere come pensiero, del suo essere pensiero, del suo intenzionare, significare. Significare è il movimento stesso del pensiero che si protende oltre le sue acquisizioni riflesse, che significa qualcosa di non ancora significato ma proprio sulla base di questo : di necessità è dunque una tensione tra il sistema delle sue ritenzioni — il passato, le significazioni acquisite — e delle sue protensioni — quel che vuole essere detto, l’inteso che costituisce il polo attrattivo, il futuro, — poiché il movimento dell’intendere significante che è l’esistenza-pensiero è lo stesso movimento di autotrascendimento della temporalità. L'eccedenza quindi del significato sui significati è la processione di un futuro, è il suo protendersi in quella direzione del campo del presente che si è convenuto di chiamare protensionale. Per quello stesso movimento per il quale le dimensioni temporali sono costituite in unità reale nella sintesi transitiva del presente, la protensione del pensiero che si esprime trova nella parola il suo presente, la sua sintesi transitiva, dal momento che in essa il passato linguistico FENOMENOLOGIA 11