viene immesso nella prospettiva protensiva del significato ; questo materiale di passato è attrattato ad esprimere il suo futuro mediante una decentrazione-ricentrazio-ne, ed insieme quella eccedenza significante viene assimilata all’insieme dei materiali culturali passati facendosi presente come quel momento temporale in cui qualcosa ci è presente. La parola è questa sintesi transitiva che apre al futuro dei significati i significanti facendo ideali — dotati di senso — questi, reali, presenti i primi. La parola appare quindi come il momento di equilibrio —- provvisorio e non totale, ma unico — del movimento dell’esistenza come unità dell’essere al mondo. Non ogni parola è tuttavia instaurazione di un senso originario, poiché non ogni discorrere è un’invenzione : c’è un ripercorrimento dei significati acquisiti che si confina nell’uso degli strumenti cui si richiede, di ricomporre arrangiamenti significanti editi nell’ambito deH’insieme culturale rcevuto. Strumenti morfologici, sintattici, lessicali, generi letterari, tipi di racconto, modi di presentazione degli avvenimenti, vengono interpellati non per farli sensibili ad un’aspirazione significativa che chiede loro di essere fatta essere, ma perché resuscitino delle intenzionalità già altra volta agite e quindi già sapute dalle parole. Merleau-Ponty chiama questa la parola empirica ; della quale sarebbe interessante indicare la convergenza con la parola inautentica sul modo del man di Heidegger, distinguendola dalla parola trascendentale, quella che appunto si costituisce come momento originario del tempo espressivo ; essa creandosi il corpo gestuale si rende disponibile per sé e per l’intersoggettività, ed immettendosi nel registro dei segni, offre al pensiero successivo un significato ed un significante. Catturandosi, ha insegnato il trucco per catturarla a chiunque voglia raggiungerla, momento della storia del pensiero parlante e quindi di una storia trascendentale, ed insieme materiale disponibile per una storia ed un tempo empirici. E’ ricorso spontaneo il termine storia a proposito dell’avvenimento della parola. In realtà, come la parola ci è parsa, nell’unità dell’espressione, l’equivalente della sintesi del presente nella costituzione del tempo, come cioè abbiamo trovato nella prassi espressiva uno stile temporale, così ci pare di ravvisare in questa temporalità la radice della sua storicità. La parola è il luogo di una sedimentazione attiva che deposita nella lingua come totalità culturale dei materiali significanti, nuovi significati che, ancorati a questo materiale, ne arricchiscono il potere intenzionale ; questo nel suo complesso non è quindi che il risultato di una serie ininterrotta di riprese istituenti, divenute istituti linguistici. Tuttavia perchè non si tratti di una semplice aggiunzione di significati che approderebbe ad un ampliamento qualsiasi della possibilità di parola, perché questa aggiunzione sia sedimentazione storica è richiesta da Merleau-Ponty una maniera particolare di aggiunzione del nuovo significato al vecchio, mediante l’operazione di incorporazione di un’invenzione di senso in una tradizione di significanti : l’espressione del nuovo è la ripresa che pretende alla verità del passato. « La parola, non contenta di andare al di là del passato, pretende di ricapitolarlo, recuperarlo, contenerlo sostanzialmente e, siccome non può darcelo in presenza, a meno che lo ripeta testualmente, gli fa subire una preparazione che è la peculiarità del linguaggio : ce ne offre la verità » (7). Tale affermazione non è riferita dall’Autore ad ogni tipo di linguaggio ma al linguaggio critico che, unico, tra i vari tipi d’espressione pretende ad un recupero esaustivo. Non intendiamo per il momento indicare, ripercorrendo una tipica dei linguaggi di cui l’Autore offre certamente gli elementi, come quell’intenzione di recupero sia un movimento presente in ogni tipo 12 FENOMENOLOGIA