mondo naturale è un artificiato del comportamento significante, il quale a sua volta è zavorrato dal pre-significato, quell’« inumano » « focolaio » di significati, che è ciò in correlazione col quale l’agire intenzionale suscita un mondo ; agire, percepire, significare è essere in quell’« intreccio » o « chiasmo » o « carne » dell’io-mondo come processo significante che cresce su se stesso, non relazione di due termini ; l’attività è sempre a tutti i livelli prassi significante, emanazione di un « io posso » non di un « io penso », prassi che è alle prese con un dato originario dal quale altrettanto originariamente si distanzia in un trascendimento costitutivo di forme. Se l’originario è una datità che si trascende, una chiusura che si apre, in esso sono costitutivamente connessi natura ed artificio, passività e costituzione ; è il movimento dell’e-sistere che cresce in una circolarità di continua provocazione —■ risposta, tutto insieme corporeo e significante : il mondo dei significati è questo progressivo avvolgersi su se stesso del mondo corporeo-percettivo. Ritroviamo a questo punto la questione fondamentale che, nella sua formulazione generale, si lasciava da parte poco sopra, ma sotto un aspetto più limitato e preciso che ne consente un accostamento. Ci si domandava prima quale fosse in definitiva il tema del significare, il verso dello esprimere ; se ora si è in grado di dire che il significare è il crescere su di sé del circolo dell’io-mondo, se ogni parola detta diventa lingua, cioè mondo che deve essere ripreso nel perseguimento del significato, chiedersi quale sia la verità del significare si riduce ora a domandare come il fatto originario sia norma a se stesso, come questo circolo autocosti-tuentesi sia norma veritativa a se stesso. Ripetiamo, per maggior precisione, che cosa stiamo cercando di indicare : visto il linguaggio come lo sviluppo autonomo dell’aprirsi del fenomeno originario dell’essere-al-mondo, constatata in questo movimento originario di trascendimento ad un tempo una fatticità ineliminabile come quel preriflesso che precede già sempre il pensiero, ed insieme questo movimento stesso di trascendimento come potere di apertura aprente che è il pensiero significante, ci domandiamo se la direzione di questa storia del significare sia comandata da una qualche istanza interna al movimento stesso, la fatticità presignificante o la tensione del trascendimento ; e, dato che questa direzione è la presunzione di verità, questa si fonda sul passato del linguaggio o sul suo futuro? E’ certo che la presenza di questo duplice ancoraggio del linguaggio, l’uno nel fattuale, l’altro nel normativo, il mondo e la verità nella loro solidale autocostituzione, deve regolare ogni concezione dell’autonomia del linguaggio ; questa autonomia è tale non perché escluda i riferimenti ed i termini di questi, ma perché li contiene e si pone come la loro operazione. Non si potrà quindi fondare il linguaggio fuori del suo riferimento al mondo percettivo o indipendentemente dal riferimento al mondo dei significati ed alla sua presunzione di verità, fuori del suo passato o fuori del suo futuro. Che cosa dunque farà l’unità della direzione significante, il fatto o il senso? Se il fenomeno originario è veramente quale viene pensato e colto nell’apertura deH’essere-al-mondo nel quale sono sempre già all’opera un dato passato e un’intenzione aprente, come elementi di un’unità che è prima, il movimento che li collega e sul quale si dispiega il loro fungere come elementi di una struttura aprente, di una presentificazione, non può essere che il movimento stesso della temporalità, questa unità che si costituisce come l’unità presente di due distensioni. Fondamento veritativo del linguaggio è la temporalità. Questa è cioè insieme la struttura del movimento originario della coscienza è il movimento dell’e-sistere che cresce in una circolarità di continua provocazione plausibili tali affermazioni sarebbe necessario richiamare la concezione della tem- FENOMENOLOGIA 15