tivo, Di Marco fonda il carattere illusorio-delusorio della finzione poetica. Così anche il motivo della morte (che, certo, si muove nell’area delimitata in cui sono collocate le invenzioni e gli artifici immaginativi ) ubbidisce al metaforismo formale al quale la pagina di Di Marco è improntata. Thanatos è dunque metaforizzata dalle dodici vie tutte cieche, fra cui non si sceglie ; dalla medesima covatura cui tutti senza fretta si giunge; dalla indecisione nella scelta e, in fine, dal dubitare della verità del bene come del male (3 ). 2) CONTRAPPUNTI Il testo de La Relazione comparve nel 1962. F. Leonetti ne era stato « coautore », in quanto era stato pubblicato in obbedienza ai « nessi preferiti » di Leonetti stesso. Le pagine di Di Marco in questa sede possono davvero prestarsi ad una lettura di frammenti, intessuti sull’analogismo fulgurato. Certi esiti sembrano raggiunti più per uno sforzo di concentrazione che per una loro intrinseca sostanza. Questa non è tanto ricca, infatti, da potersi allargare e distendere in un discorso a trama più ampia ed articolata. Certamente non casuale è la citazione ( Giunto a un crocicchio ti vidi : non ceri ) che Leonetti compie per indicare il fatto che nel giovane palermitano la denotatività della lingua è rovesciata. Dove la sottolineatura sembrerebbe mettere in evidenza l’eccezionaiità della soluzione proprio nella misura in cui Leonetti ce ne dà l’esempio più straordinario. La non peregrinità della soluzione è invece documentata dalla collazione delle pagine de La Relazione e di quelle di Contrappunti (4). Qui le prime sono riprese attraverso una serie di interventi, di tagli, di aggiustamenti, di varianti insomma, tendenti tutte a diffondere sull’intero tessuto grammaticale-sintattico una sequenza di soluzioni metaforico-analogiche, le quali insieme riescono a caratterizzare lo specifico della pros,a di Di Marco : uno specifico che si chiarirà mediante una serie di esemplificazioni. Un aspetto dominante del procedimento ritmico-sintattico è da ritrovarsi nella frequenza del verbo amplettente : « e fare che il supplizio a lui proprio non importi » (p. 129); « finché la sua zattera in questo fosco mondo conduci » (p. 130); « la vita irreparabile noi tutti recitiamo » (p. 137); «da allora in poi in quella casa più non torno » ( p. 139); « qualcuno mi precede nel cammino che al mare conduce » (p. 140); « ma ciò io non consento poiché la lotta considero come un affare esclusivo» (p. 140); « gonfio di sangue il fazzoletto ha perduto » (p. 147); « brutti sogni la notte gli prepara » (p. 161); « dunque nel fuoco con circospezione si muove » (p. 162); «il fidato consigliere ivi accumulare tecniche dopo lo eccidio attivissimo non potè » (p. 200). Il verbo amplettente regola il ritmo della scrittura non solo nel complessivo giro della frase, ma presiede alla contiguità da parola a parola, così da divenirne misura di durata, interna clausola ritmica (5). La pagina di Di Marco si muove pertanto a livello alto, spesso ellittico grazie anche alla concentrazione ottenuta attraverso l’uso di una altra soluzione sintattica quale Vablativo assoluto. Se ne vedano alcuni esempi: « Riunite le due parti consegnate le deleghe — Marco Vinicio e Publio Pucione mogi mogi hanno preferito il triste esilio — Nino Paceco pure » (pp. 130-131); « dilatato cuore » (p. 133.) ; « multipla di anima fluida » (p. 134) ; « scontate le notti mestruali e il rauco giorno appagato» (p. 148); «concesso ogni conforto» (p. 150); «complice la pioggia» (p. 168); «spartite equamente le cure» (p. 198); « tolti gli ormeggi » (p. 202). L’ablativo assoluto è, in primo luo- 20 LETTERATURA