go, il centro di coagulazione di certi scatti immaginativi subito frenati e fissati in formula chiusa ; in secondo luogo, rappresenta lo strumento della mimesi e, quindi, della ironizzazione del topos classico. Si riprenda il primo esempio trascritto. 11 dettato è di scansione latina, anzi latino-repubblicana; i nomi Marco Vinicio e Publio Pucione sono smorzati di solennità e di epicità dal mogi mogi e ironizzati dalla contiguità con Nino Paceco, che ritroviamo nella galleria de l Nomi con Gian Nino Augellin, Amilcare Calcaterra, Umberto Mattagliano, Geronimo Piccolomini, Leonida Cappelletti, Brunetto Ladini, Aristide Cappelletti, il cavalier Sacchetti. Sono questi alcuni dei personaggi di « Palermo, teatro mancato d’Europa, polipo e metropoli fittizia ». Questo gusto della deformazione o contaminazione nomenclatoria lo si ritrova, del resto, anche nella contiguità di nomi aulici ( Cassandra, Cassiopea ) e di altri normalizzati mediante il sintagma articolo determinativo + più nome proprio di persona. Nel complesso la pagina di Contrappunti offre numerosissimi campioni di distassi : « voglia l’idea che abbiamo di te non tradirti » (p. 134); « quando le candide mani non ancora separate agli occhi vicini vedevi apparire» (p. 134); «anima perversa fra le aragoste, nel mondo in cui vivono segregate » (p. 138); « e ad animare di vita umana il grigio costante non riuscivano» (p. 140); «colpa non ne aveva nessuno del suo destino » (p. 141 ) ; « accendeva lei in tutti noi sonni pagani » (p. 143) ; «soltanto s’impara a zoppicare se si vuole» (p. 146); «non saremmo distruttori noi europei di antiche civiltà » ( p. 150); « isola anche tu comunità singola a te venire non posso» (p. 153); «sparpagliata intelligenza penosamente inerpicandosi lungo nulla al mondo dai confini girevoli a losanghe» (p. 199). Questi esempi palesi di distassi ( o di scatti semantici, se si riconducono le estrapolazioni al loro contesto) si spiegano soltanto se si tien presente che l’operazione di Di Marco è rivolta prevalentemente al linguaggio. Quello della narrazione è uno spazio mentale coincidente con lo spazio linguistico. Il disordine della pagina è solo apparente, in quanto la pagina stessa tende a riordinarsi nel momento in cui il discorso immaginativo attualizza le sue leggi interne, che fanno tutt’uno con quelle del linguaggio. Partendo dal presupposto che l’immaginazione sia l’unico strumento di modificazione del dato, del reale, Di Marco inverte la prospettiva tradizionale, in quanto il virtuale immaginativo viene potenziato fino alla sua attualizzazione ; si giunge così alla negazione del dato percettivo mediante il funzionamento del meccanismo immaginativo (6 ). Il procedimento immaginativo scommette sull’ipotetico ; è inoltre tensionale, in rapporto negativo e contrastante con il-già-dato ; è insomma un progetto di organizzazione del reale attuato unicamente con la manipolazione del linguaggio e con l’ordinamento retorico dello stesso. In tal senso la parola diviene il nucleo di una ricca proliferazione semantica : i rapporti primari e secondari tra un semantema e l’altro scaturiscono dalla loro contiguità connotativa. Si spiegano in tal modo certe allitterazioni : « e i sonagli che porti e le chincaglie, nacchere e cianciane fanno (caciare) frastuono da Eden festante» (p. 136); «a mezzanotte vengono innanzi le maschere e tra i fischi tracchi e serpentelli salutano il rogo del vecchione » (p. 206). Così si giustificano i calembours : « quindi precedimi in tutto, Precedente, Predecessore» (p. 140); o particolari risultati analogici: « ma poi di notte sul ciglio-smeriglio delle onde figurati che orme figurati che ombre » (p. 173). Da tutto ciò risulta evidente che l’ordine morfologico ubbidisce essenzialmente alle proprie regole interne, magari sovvertendo (come si vedrà) l’ordine LETTERATURA 21