tore. Compresi enrambi nella finzione di uno spazio pseudotopologico, in questo stesso gettati ed abbandonati in seno ad una illusoria e illimitata avventura, sono infine violentemente restituiti alla legge di gravitazione ed all’orientamento comune. Proprio con questa falsa arbitrarietà avventurosa, l’environment finge il labirinto (9) solo per destituirlo di ogni fascino e per ricondurre, al limite, l’io narrante alla coscienza teorica. L’io non potrà continuare a credere che il libro scriva se stesso, diventato tutt’uno con il muoversi della immaginazione. O Ogni scrittura ha la propria metascrittura : così Di Marco ritrova la meta-scritturp in una vigile coscienza teorica che invade le pagine di Fughe, con l’intendimento di chiarirle e di ordinarle. Nell’intero romanzo si rilevano l’intervento e la polemica antinaturalistica : « Lo scenario secondo l’appercezione empirica per il momento preferiamo differire » (p. 13); « Ora le impalcature naturalistiche della notte sono appunto il silenzio e l'oscurità, ma nel loro interno stesso sorge la necessità di trascenderle queste impalcature che sono soltanto l’aspetto più comune e familiare di ben altro che succede » ( p 12); « La visione panoramica era questa : nulla, non un lampo, non un barbaglio di forma chicchessia » (p. 14); « E’ ormai pieno giorno, fra poco poi sarà tarda sera: una duplice ironia » (p. 30). Tecnicismi come scenario, impalcature, visione panoramica sono i parametri dentro i quali si è presentato il descrittivismo tardo-romantico. Il narratore si sarebbe ben guardato dal tradire la schematicità della propria operazione introducendoli nel testo. Di Marco invece li inserisce nella pagina ; sottopone il sacro modulo paesaggistico ad un processo di riduzione, ricavandone proprio i tecnicismi che compaiono nel testo. Il lettore non può più identificarsi nel paesaggio e neppure nella situazione. Ci sembra che in questo modo risulti chiaro che il romanzo non è altro che quello che succede tra autore e lettore. La polemica antinaturalistica nega la determinazione borghese e, nel contempo, propone l’immaginazione, il progetto dell’indeterminazione in senso marxista. Ma Di Marco ricorre ad un altro artificio tecnico per negare l’ordine per via immaginativo-lingiustica : si serve dello straniamento. Il rapporto sessuale fra Giustina e Masin, l’allacciamento, è descritto sotto metafora cosale, a livello linguistico denotativo-referenziale. Si veda per es. a p. 14: «All’inizio Masin sera lasciato andare con la solita veemenza, ma subito si rese conto che l'apertura non era apertura di nulla e si trattava d’una forma biologica in sè transitoria e velleitaria, l’irriducibile ambiguità della natura cioè ». E più avanti: « Così l’allacciamento cominciò a perder quota. Fu così che Masin scelse la ritirata, di fronte all’ostinazione dì lei. Questa decisione, che deve pur avere ragioni obbiettive formidabili, in definitiva mette in luce il coraggio di riconoscere francamente la sconfìtta subita a causa dell’improvvisa mollezza del mezzo impiegato ». Così nella terza parte del romanzo tutta la sequenza dell’allacciamento fra Giustina e Asca-niaccio è condotta con la referenzialità linguistica della fisica e della meccanica : « Ma la Giustina, sempre dormendo, si molleggia all’indìetro fino a raggiungere, anche se non del tutto, la posizione originaria. Quindi Ascaniaccio aumenta gradualmente con ogni precauzione la trazione necessaria e tutto ricomincia, ed è chiaro che per ora il moncherino agisce come una leva di prima potenza ». Se vengono estrapolate parole come apertura, forma biologica, perder quota, ritirata, mezzo, trazione, leva di prima potenza, appare chiaro che l’intenzione dell’autore è precisamente quella di dissacrare i.l cerimoniale consueto dell’amplesso erotico. Di Marco si rende conto che la grammatica del romanzo borghese ha sempre camuffato l’atto sessuale, circondandolo di un’aura di mistero e di com- 24 LETTERATURA