in discussione il concetto di opera dimostrando come sia, al limite, inaccettabile, ed asserendo che « in definitiva, il progetto non è che la Ricerca Operativa della Letteratura, o meglio di quella Letteratura che si dà specificamente come Ricerca di Letteratura, ed è dunque la metodologia dell’operare letterario specifico per una Letteratura, dicevamo, di indeterminazione-contestazione» (u). Qui troviamo i presupposti che ci consentono di insistere sul fatto che Telemackia rappresenta un’avventura di pensiero che si muove in maniera autonoma, sorretto soltanto dalle proprie ragioni interne ; pensiero reso assolutamente adulto dall’assenza, almeno conclamata, di un io narrante, di un io-autore che predetermini e quindi guidi il pensiero nella propria storia. L’avventura del pensiero è perciò anzitutto la drammatizzazione del proprio funzionamento. In questo senso il pensiero descrive se stesso e, ciò facendo, cava da se stesso il materiale da descrivere. Così avviene che la autenticità della pagina è subordinata alla coerenza con cui il pensiero risponde alle proprie direttive formali. Di Marco quindi opera sulla forma, cioè sul linguaggio : e ciò possiamo sostenere avvertiti dalle stesse parole dell’autore « Oppure, se, agendo sulle forme e sul linguaggio, si riesce a liberarsi dai limiti dell’Ordine e ad opporre ad esso valida contestazione che ne trascenda l’immediatezza, in qualche modo è che per il tramite delle forme e del linguaggio si è finito con il dissacrare e porre in crisi lo schema gnoseo-antropo-logico sottostante alla norma, e quindi in definitiva si è agito in direzione di contestazione dell’Ordine e delle sue strutture; ma ciò dipende, appunto, dalla consapevolezza che forme e linguaggio non hanno vita reale se non nell’ambito di tutta una serie complessa di relazioni, connivenze, interazioni, mediazioni, ecc. con la storia, col Luogo, con gli Ordini, con le strutture, etc. » (21). Quindi Di Marco implica alla base del progetto letterario una nuova coscienza del mondo, del reale, coscienza che l’autore mostra di possedere, almeno in considerazione delle fitte pagine delle Ipotesi per una letteratura di contestazione (13 ). Anzi possiamo affermare con sicurezza che Telemachia altro non è che la metafora operativa di questo testo di ricerca. Infatti il pensiero (che si muove in Telemachia, che è il personaggio, che discute con se stesso per negarsi come determinazione e, negandosi come tale, tensionalmente si afferma come indeterminazione e progetto), il pensiero non è che l’pltra faccia del discorso teoretico delle Ipotesi. La dimensione filosofico-critica ha subito, è chiaro, una metamorfosi in Telemackia : viene qui fondata essenzialmente sul registro retorico della funzione, della invenzione dei temi che nascono partenogeneticamente dal proprio superamento. Il pensiero non imita che se stesso, fa eco al proprio articolarsi ; il discorso non si riflette che nella propria immagine. Questa è sostenuta dalla struttura linguistico-retorica ; in questa il discorso trova la testimonianza del proprio esistere avventuroso. In Fughe noi troviamo : i riferimenti impliciti ed espliciti ad altra sede, i richiami illudenti-deludenti a Danze (14 ), il recupero di temi appartenenti ad opere dei tempi andati (Nausicaa, la casta Cassiopea), i ripetuti progetti di identificare l’io narrante con Telemaco, la presenza di personaggi che sono specchi per abbacinare il lettore, invenzioni fittizie finalmente negate. Tutte queste componenti entrano nella struttura di Telemachia che è perciò una grande figura retorica, una grande immaginazione. Questa figura rappresenta lo spazio su cui il lettore può rischiare. Il lettore è pacifico ; ma quando si sente dire che l’immaginazione è lo strumento della indeterminazione e che questa rappresenta la molla per la trasformazione della realtà, allora il lettore viene implicato direttamente, scosso nella coscienza, obbligato a considerare l’opera che sta leggendo « come 26 LETTERATURA