può conquistare la potente efficacia di quello della letteratura » (7). P. porta ad un livello di maturazione espressiva organica dei fatti stilistici e linguistici già rinvenibili nel precedente cinema muto. Rapidamente, prima di considerare alcuni aspetti dell’opera di Eisenstein intendo soffermarmi su alcuni esempi notevoli di figure stilistiche nelle opere di registi americani. Uno dei primi registi a fare un ampio uso dei simboli fu D. W. Griffith sia in The hirth of a natìon che in Intolerance. Nel primo tra i più evidenti gli oggetti e gli animali interni alla scena, che pei la particolare rilevanza narrativa che assumono riescono a cogliere o a rappresentare un carattere, uno stato d’animo o a definire una situazione. Come ricorda Jacobs « al colmo dell’emozione Elsie ( Lillian Gish ) abbraccia un mobiletto di mogano ( anni dopo Greta Garbo, nella parte della regina Cristina farà lo stesso). Lynch, il mulatto malvagio, è rappresentato mentre maltratta un animale. Il « piccolo colonnello » al contrario, mentre accarezza un uccellino ( simbolo usato in Greed di Stro-heim e da allora divenuto addirittura un cliché) » (8). Non va dimentica il duplice matrimonio finale che simboleggia il pacifico integrarsi del Nord e del Sud. Una simbologia elementare di carattere pacifista è posta alla fine di lnto-lerance : sovrimpressioni di angeli, di uomini che spezzano le catene, di mura che si sgretolano, di bimbi che giocano e si baciano e una grande croce che irradia luce sull’umanità. E’ certo però che la più geniale e imprevedibile immagine usata da Griffith in questo film è quella della madre che fa dondolare una culla che ricorre insistentemente durante tutto l’arco narrativo senza alcun nesso apparente con il racconto. Attraverso l’iterazione lo spettatore che a tutta prima è disorientato conquista il valore unificante di questa immagine che non è altro che la trascrizione visiva dei versi di W. Whitman « dondola incessantemente la culla unendo l’oggi al domani » (9). Verifichiamo ora la citazione precedente di Greed di Stroheim nel quale il motivo dell’uccellino che rivela l’effettiva bontà d’animo di Mac Teague, nonostante la sua violenza bestiale, è in un certo senso il motivo simbolico conduttore di tutto il film. L’immagine dell’uccellino appare in quattro contesti diversi ed implica in ognuno una diversa capacità significante. All’inizio, quando Mac Teague ferma il carrello che sta spingendo per non schiacciare l’uccellino ferito e butta in acqua un compagno di lavoro che lo ha deriso ed ha ucciso l’animale, lo scontro delle due situazioni, oltre che il compito di rappresentare la forza di Mac Teague porta alla luce un aspetto autentico del suo animo. Il giorno del suo matrimonio il regalo di nozze per Trina è una cop-pietta d’inseparabili : lo sguardo deluso della moglie e apertamente derisorio è già una prefigurazione della diversità dei loro caratteri e dei loro animi. In una terza situazione quando il cugino di Trina li va a trovare il suo atteggia- mento è paragonato con un montaggio alternato ricorrente a quello del gatto che tende l’insidia ai due pappagallini. Qui l’analogia potrebbe essere anche la materializzazione delle paure di Trina, ma in effetti prelude all’insidia che egli tende ai due sposi denunciando l’esercizio abusivo della professione dentistica da parte di Mac Teague. Infine l’uccellino compare ancora quando nel deserto della morte, Mac Teague, che non ha più speranza perchè è ammanettato all’uomo che ha ucciso, lo prende in mano per dargli la libertà. Oltre che per la compatta simbologia erotica con componenti sado-maso-chiste Stroheim va ricordato per la potenza delle sue ellissi narrative (l’uccisione di Trina, tutto il finale di Voolish wives) e anche per alcune metafore e simboli 34 CINEMA