mai sia stato narrato... Immagina ora che tutti i piaceri o sanzionati dai buoni costumi o imposti da quella stolta di cui parli incessantemente, di cui non sai nulla e che chiami Natura... saranno espressamente esclusi da questa antologia... Molte delle stravaganze che stanno per esserti raccontate indubbiamente ti dispiaceranno, sì, ne sono perfettamente consapevole, ma... se non abbiamo detto tutto, analizzato tutto, non accusarci di parzialità, perchè non puoi aspettarti che noi indoviniamo ciò che più ti si conviene. Piuttosto, spetta a te prendere ciò che ti piace... un altro lettore farà lo stesso, e, poco per volta, ognuno si troverà soddisfatto... seicento differenti piatti si offrono al tuo appetito ; ti accingi a mangiarli tutti? No, di sicuro no, ma questa prodigiosa varietà allarga i limiti della sua scelta... scegli e lascia stare il resto senza inveire contro quello che scarti, semplicemente perchè esso non può piacerti. Considera che esso affascinerà qualcun altro e sii filosofo.... » ; dov’è quanto meno curioso scoprire come in questo cerchio ironico deWinvitazione sadiana, che si apre con un amico e non con un semplice caro e che si chiude con un sii filosofo, sembrino contenuti in nuce gli elementi di quella che potrebbe anche apparire una poetica contemporanea, con il duplice e canonico riferimento tanto alla libertà della creazione ( non aspettarti che noi indoviniamo), quanto alla libertà della fruizione (scegli e lascia stare il resto); per non dire del (quasi brechtiano) rifiuto della gastronomicità (i piaceri sanzionati dai buoni costumi ), o dell’accenno all’incopiutezza ( se non abbiamo detto tutto), o dello smascheramento della falsa normalità (di cui non sai nulla e che chiami Natura). Lo scopo eli questa interlocuzione non può essere in Robbe-Grillet, come già in Sade, nient’altro che quello di sollecitare la complicità dello spettatore sottoponendolo ad un trattamento simultaneo di esclusione e di implicazione : di esclusione perchè gli episodi, ed in particolare quello dello spogliarello finale, non concedono niente alla curiosità erotica dello spettatore ; di implicazione perchè questi episodi, proprio in quanto non la soddisfano, mantengono continuamente sveglia la curiosità dello spettatore coinvolgendolo e pretendendone la complicità, l’intervento immaginativo nella elaborazione e nella completazione degli episodi e dei frammenti di storia. E pretendere la complicità, nient’altro può significare, qui se non fare in modo che tutto accada come se i nostri più intimi pensieri venissero pubblicamente rappresentati; cavar fuori dal sé una specie di alter-ego non più protetto e finora gelosamente nascosto a se stessi e agli altri, obbligando ciascuno a contemplarsi in questo doppio non riconosciuto e bastardo, ad accettare il gioco di un dislocamento che vuole avere come esito, crudele e non lasciato sospettare prima, il ritrovamento di una alterità non rassicurante, l’incontro con un altro-iden-tico, non amabile e armonioso, non catartico e narcisistico, ma repellente e indesiderato, eppure, nel medesimo tempo, affascinante e turbatore ; così come subire un rapporto di complicità significa lasciarsi proditoriamente invitare a seguire il richiamo di una passionalità censurata per essere poi abbandonati a tu per tu con tutto ciò che l’operazione ha liberato, fuori da ogni regola aristotelica e da ogni speranza di purificazione, in una sorta di allegante commistione di motivi brechtiani e artaudiani. C’è infatti qualcosa di artaudiano in questa cattura dell’istintuale, in questo lasciar trasparire il profondo, in questo portare alla luce il demoniaco ; e c’è qualcosa di brechtiano, poi, nel far sì che non si consumi fino in fondo ciò che viene in tal modo trascinato a galla e nel volere, invece, che permanga sempre, tra l’io e il ciò, una certa distanza, quella necessaria alla presa di coscienza dell’apparato attraverso il quale è stata stimolata, e concessa, una com- CINEMA 55