10 sberleffo, scombinando continuamente i piani di narrazione ; anticipandone e posticipandone i tempi ; invertendo a piacere la partitura ; lacerando e spremendo il tessuto linguistico sino a derivarne un fluido magma di inaudite catene associative, subito coagulate in presenze oggettivo-gestuali ; scatenando il gioco delle antitesi e delle corrispondenze ; rifacendo il verso alle parole per cavarne osceni calembour. Così quest’operazione provocatoria perpetrata alle spalle dei simboli verbali e delle catene logico-sintattiche su cui essi si reggono, finisce col mettere macroscopicamente in crisi la volontà di autosufficienza dell’impianto narrativo e la sua pretesa di fissare in andamento rettilineo una vicenda che, in virtù del suo proporsi non come accadimento scenico reale bensì come racconto di un accadimento scenico, potrebbe benissimo fare a meno del personaggio e della scena. Infrangendo continuamente la narrazione, ponendo il punto interrogativo sulla capacità dei simboli linguistici a designare gli oggetti, manovrando le parole come grumi sonori che, ora attraendosi ora respingendosi, quasi obbedendo alle leggi di una segreta notazione musicale, si impadroniscono dei materiali teatrali col risultato di provocare dall’interno, anziché il dinamismo dell’azione narrativa, la sua contestazione parodistica, il personaggio esiliato riacquista la sua ragion d’essere sulla scena, sottraendosi al meccanismo che lo nega. L’operazione di demistificazione del linguaggio portata avanti dai personaggi conduce così a un processo di clamorosa insubordinazione : costretti a subire la prigionia dell’impianto narrativo che li coglie, per così dire, alla seconda potenza, essi evadono dalla prigione attraverso le vaste brecce operate all’interno del materiale verbale, costringendo il linguaggio-registrante a mettersi affannosamente al loro inseguimento. o In questo modo sottratti alla linearità di un meccanismo che li vorrebbe passivi ripetitori d’un accadimento già consumato nel tempo e nello spazio, i perso-naggi di Gioco della Scimmia riacquistano una libertà impreveduta — e con essa 11 senso della presenza reale sulla scena — proprio nel momento in cui, disponendosi a negare l’azione narrativa, finiscono col farsi promotori di quella teatrale. (GIOCO DELLA SCIMMIA di E. Filippini apparve su MENABÒ’ 8, nel giugno ’65. E’ a tale pubblicazione che le pagine citate in testo si riferiscono). 64 TEATRO