i suoi percorsi sono obbligati. Lo spazio in cui può muoversi è per lui un dato; il suo linguaggio è un dato ; la sua falsa coscienza è un dato. La consapevolezza della propria costrizione gli fa coniugare il suo essere : « Allorché sono, fui. Allorché fui, sono. Quando sono, sarò. Quando sarò, fui ». La sua conclusione « Sono colui che sono » non resta tautologica però, non permane fenomelologica ; si fa, invece, tragica, ma di una tragedia appena balbettata, smorzata nella rassegnazione « Io sono solo per caso io ». Peter Handke ha colto nel segno : se il teatro deve oggi esorcizzare, se deve smascherare il nonsenso, se il suo compito è quello di dire ciò che noi siamo, se al teatro è deputato il ruolo di gettare le fondamenta di una condizione più giusta dell’uomo, se questi sono i compiti del teatro (e siamo convinti che lo siano), allora P. Handke ha offerto un contributo non solo stimolante, ma soprattutto convincente a tale operazione. Gli strumenti che P. Handke usa sono specifici del teatro : il linguaggio ed il gesto. Il linguaggio obicttivato nella sua dimensione grammaticale è continuamente sottoposto ad un processo di analisi. Da tale obiettivazione nasce la dimensione metalinguistica ( in questo caso metateatrale ) che permette di sottolineare che Handke lavora sulle forme linguistiche declinandole nella spa-zializzazione retorica dei topoi e dei tropi. Il gesto è, d’altro canto, l’omologo dello smontaggio linguistico, ne risulta, in certo modo, la didascalia, il chiarimento. L’accusa di Handke si può dunque sintetizzare nella volontà di rendere trasparente il meccanismo linguistico, smascherandone la speciosità e l’essenzialismo autoritario, e stimolandone invece le promesse di liberazione concernenti l’uomo d’oggi. In altre parole: la libertà concreta è possibile nella misura in cui possiamo definirla, approfondirla ed arricchirla di un senso linguistico individuale. — Peter Handke, Kaspar, Suhrkamp Verlag, 1966. L’opera è stata rappresentata al Teatro di Palazzo Grassi, a Venezia, il 4-5 ottobre 1968. L’articolo è comparso sulle colonne della Gazzetta di Mantova il 12 ottobre 1968. Mentre le pagine sono in corso di stampa, è comparso presso Feltrinelli il Teatro di P. Handke. TEATRO