Fernando Trebbi L’inventariamento teatrale «L’azione gradualmente si modifica: Balla prima, Tecnoteatro poi; lentamente anche il gesto si trasforma, divenendo assolutamente autonomo : il processo metodologico si compie in questa fase del lavoro : l’innesco all’azione può avvenire poiché il linguaggio si è codificato : a questo punto rimane soltanto la macchina con il SUO linguaggio : il ” Balla ” esce dalla scena. Rimangono i mimi, i ballerini, gli attori e soprattutto l’ambiente scenotecnico ormai avviato. Poi assolutamente nessuna presenza umana. La macchina sola, fino a che qualcuno la guarda, poi il nulla ». Con questo brano delle sue « premesse » e « note » alla regìa dello spettacolo, Gabriele Oriani offre una sorta di sintesi dell’« itinerario » seguito nella realizzazione di Fntur-Balla*, recentemente allestito dal Laboratorio del Teatro Stabile di Torino, con la collaborazione di Giuseppe Barto-lucci, per la sezione « università del teatro » organizzata nell’ambito del 27° Festival Internazionale del Teatro di Prosa. La presentazione di questi « materiali per una scrittura scenica » ha costituito uno dei motivi di maggiore interesse di tutta la rassegna veneziana : sia per il particolare rilievo che il problema del futurismo è andato assumendo in questi ultimi tempi ; sia per i risultati « oggettivi » che l'allestimento ha conseguito ; sia per le ragioni di analogia e di ascendenza che indubbiamente esistono tra l’operazione teatrale futurista e quella di certe più recenti esperienze soprattutto per quanto riguarda l’estrema attualità della sperimentazione, fortemente « sentita » da tutti coloro che « agiscono » in termini di contemporaneità nei più diversi campi della produzione artistica, relativa alla interdisciplinarietà delle varie forme di espressione che già i futuristi avevano avvertito e tentato spesso di conseguire tanto a livello di « progettazione » nell’ambito dei vari « manifesti », quanto a livello di « realizzazione » nell’ambito della concreta attività artistic3. Gli autori si sono resi perfettamente conto dei limiti che avrebbe inevitabilmente comportato ogni troppo scoperto tentativo di ricostruzione soltanto archeologica delle esperienze futuriste ed hanno pertanto giustamente ritenuto che una delle ragioni fondamentali dello spettacolo dovesse consistere nella verifica e nella risperimentazione di quelle proposte storiche sulla base di un confronto con la situazione venutasi a creare in seguito all’azione delle avanguardie artisti- O © che contemporanee. L’intento dunque, come ha scritto Bartolucci, non poteva essere che necessariamente duplice : 1 ) « recuperare i segni specifici di Balla e del futurismo teatrale più avanzato » ; 2) « reinventare questi segni con i dati culturali messi a disposizione dalla recente attività artistica e che sono per esempio quelli che la letteratura d’avanguardia sul piano fonetico o la musica d’avanguardia sul piano dei rumori o le arti figurative sul piano della astrazione o il cinema sul piano delle immagini hanno via via sperimentato ». TEATRO 69