Francesco Bartoli La fabbricazione del senso Pozzati, Vago, Vignozzi E’ stata lanciata recentemente dal versante degli studi linguìstici (1) un’ipotesi densa di sollecitazioni e, in parte, rispondente anche ad una esigenza della critica letteraria e figurativa, nel cui territorio è avvertito il bisogno di approntare più pertinenti modi interpretativi per conoscere certi prodotti ultimi del fare artistico. Essa riguarda il peso che ha nel discorso comune e nei linguaggi particolari, che oggi la semiologia va facendo sempre più sistematicamente oggetto della propria analisi, il procedimento retorico. Se si assume a fondamento della propria lettura la nozione di « opposizione » approntata dagli strutturalisti, considerandola un criterio valido per comprendere più a fondo la natura della « langue » e della «parole», e se, ancora, si conviene che «la simmetria (...) fa di una qualunque struttura linguistica una struttura retorica », sembra legittimo istituire una profonda solidarietà fra le differenti fasce linguistiche, (2) da quelle elementarmente denotative a quelle contrassegnate da un uso alto del materiale espressivo, cioè di tipo principalmente connotativo. Tale solidarietà significa, nella zona alta, organizzazione tassonomica del reale, dei concetti e delle cose, come solidarietà di forme. Dunque « le figure retoriche appartengono, non già al polo ” artificioso ”, bensì al polo naturalistico della lingua, nella misura in cui esse evocano un isomorfismo fra la realtà extralinguistica e la lingua ». (3) La prospettiva aperta, se pure non può dirsi originale nelle singole argomentazioni, risulta nuova e utilizzabile ai fini di una considerazione dell’opera d’arte come struttura autofondante, per la forte considerazione naturalistica dei concetti di costruzione, procedimento e formatività. La retorica diventa la disciplina interna che regola il processo di crescita dell’organismo artistico, che si realizza con un suo percorso nello spazio e nel tempo entro i binari degli skémata, organismo che è nello stesso tempo un in sè ed anche una struttura omologa all’« autre », in nessun caso qualcosa di vincolato direttamente al referente o ad elementi e-sterni oggettivi. Le attuali aperture della linguistica strutturale hanno pertanto reso possibile la rimessa in opera di nozioni che l’avanguardia storica aveva, attorno agli anni ’20, prospettato, ma che per numerosi motivi non avevano trovato sbocco nel quadro complessivo delle arti in quanto mantenevano spesso forti legami con le dottrine simboliste, le quali ultime se pur assegnavano al lavoro artistico il carattere dell’opus mathematicum, risolvevano poi la strenua esattezza di calcolo in una dimensione orfica e indecifrabile. L’equazione « arte = montaggio di figure» finiva col complicarsi nei teoremi costruttivistici e neoplastici, così come troppo spesso ARTI FIGURATIVE 75