r.ava subito dopo, in quella sorta di piano generale di lavoro che apriva un nuovo capitolo nell’opera dell’artista e al cui centro stava il motivo della struttura o configurazione; dove anche si cancellavano le distinzioni fra progetto e opera all’insegna di un’arte di forme e di concetti, di una pittura concettuale appunto. L’organizzazione del quadro viene discoprendosi allora come retorica, una disciplina delle strutture linguistiche che ha, per la speciale angolazione datale dal pittore, indubbi contatti con le figure ( Serpan dice algoritmi ) della matematica. Il significato non si origina dai segni in sè presi, ma prende avvio piuttosto dai loro rapporti distintivi, da un gioco di relazioni, quali « raggruppamenti, sottoaggruppamenti », ecc. E qui ritorniamo alla citazione iniziale, a quel punto di essa in cui si individua nella ripetizione lo schema tassonomico e ordinatore della realtà dell'immagine. Se si assegna al programma di Serpan un ruolo di indicazione e di sintomo, come si proponeva sopra, non ci sembra avventato trovare in esso, in forma embrionale, una chiave per capire i meccanismi della costruzione del senso nelle opere in cui l’attenzione al tema del linguaggio risulta primaria. 1. Un motivo della poetica di Pozzati ritorna oggi con impertinenza tale da invogliare a prenderlo di petto, se non altro per coglierne le ragioni connettive con la pratica di laboratorio, oltre che per vederne le tonalità provocatorie e oppositive con cui si presenta. Intendiamo riferirci alle dichiarazioni sulla necessaria professionalità dell’operatore d’arte, quali si leggono negli atti dell’ultimo convegno di Amalfi sull’arte povera e nel curioso dibattito epistolare pubblicato sul Catalogo 72 De’ Foscherari. Pozzati, nelle due occasioni, mettendo allo scoperto una intima lacerazione fra il suo essere artista e politico, gestisce un gioco difficile e pericoloso, che se ha lo scopo di saggiare il terreno delle operazioni, mette anche in evidenza la convinzione che lo specifico artistico si salva nella zona dei procedimenti tassonomici della formatività, anche nel rischio estremo della schizofrenia. La partita condotta dall’artista prevede un certo numero di trabocchetti per chi si abbandoni alle enunciazioni e le legga letteralmente come si pongono. Che cosa significa infatti il ricorso di Pozzati alle nozioni di « mestiere » e di professione? Certo si può dare una risposta diretta, necessaria, legata alle condizioni oggettive di lavoro nella società odierna, che impone all’artista un ruolo di produttore specializzato. Ma la spiegazione sociologica non risulta soddisfacente e non ha incidenza sul fare artistico in senso stretto, che invece qui ci interessa. Quando infatti il pittore confessa di essere diviso, ambiguo, metà e metà e che è « la consapevolezza della stessa contrad- dizione a portarlo avanti », ritroviamo in queste espressioni delle figure di discorso che reggono il suo esercizio compositivo, si che non possiamo fare a meno di pens.are che esse si propongano come autentici frammenti di poetica. Egli sarà magari ad un punto di rottura e di ripensamento globale, come già è avvenuto altre volte, ma nonostante « giochi con una bomba e rischi di contestare se stesso », resta intatta la convinzione che il « fare professionale è diretto a produrre una idea negativa dell’arte ». Pozzati, dunque, continua a costruire dei quadri, anzi degli oggetti-quadri, nella linea della ricerc.a sua e congeniale, rifiutando ogni « autre » che non sia la sua alchimia ; perciò la difesa del mestiere, 78 ARTI FIGURATIVE