2, L’esercizio compositivo per Vago (13) prima che un fatto estetico, è un momento di pacificazione, di conoscenza, di analisi ; è uno scrutare e un vedere pazientemente, un disacerbare e correggere e smussare. Se la pittura ha questa funzione, se essa cioè si dichiara fin dall’inizio come «valore mellificante » e fatica dettatoria, si comprende allora perchè essa non ricerchi fuori di sè puntelli verbali e proposizioni giustificative ; ed anche perchè, data la sua natura intimamente critica, si rifiuti come valore raggiunto, ponendosi invece come interrogazione risorgente e intenzionalità dialogica. L’ars poetica ha il compito di preparare il materiale visivo da trattare, funziona come medium; non è un esito assoluto : ecco i limiti entro cui è possibile chiamare retorico il lavoro di Vago. Il pittore, che ama raccogliersi attorno ad alcuni motivi ricorrenti, va sviluppando da qualche anno un discorso uniforme e vario al tempo stesso. Se gli argomenti sono, in certa misura, sempre i medesimi, muta il modo di avvicinarli, di proporli. La varietà sta nelle articolazioni stilistiche, nelle modalità fantastiche ed emotive in cui vengono specificandosi. Ci sono, è vero, dei momenti riassuntivi, delle opere che fanno il punto su un itinerario di interrogazioni e che si pongono quindi quali risultati finali di un processo di scavo. In tal senso il lavoro di Vago si presenta come un esercizio che avanza per scoperte particolari, per frammenti che si legano l’uno all’altro, e che infine si dispongono più che dividersi, entro paragrafi e capitoli. L’originale temperatura dell’artista va rintracciata dunque nella intensità della sua esperienza e non tanto nella latitudine dei suoi oggetti. In una simile dimensione operativa si spiega il metodo di Vago, il suo modo, voglio dire, umano e artistico di allinearsi o di reagire ai fatti di oggi. II suo tenersi appartato è il segno di un rigore operativo, una obiettiva necessità della sua mente, non una dimostrazione di privatezza e di muta insofferenza. Che non sia quest’ultima cosa è dimostrato dal rilievo che ha nella sua riflessione il problema dello spazio, così investito di motivazioni attuali e di suggestioni colte. Il rapporto tradizionale tra interpretazione codificata dell’universo e momento esistenziale è rovesciato. L’asse rappresentativo soggetto-oggetto tende a dissolversi a favore del secondo termine, privilegiando l’ingresso della realtà « autre » sulla tela, della mondanità atmosferica. La luce, che ha offerto da sempre i termini delle metafore rappresentative più ardite, i modi di rendere concreeto e presente l’invisibile, ne è il valore primario. In Vago tutto tende ad essere diretto, immediato, intelligibile. Non c’è al di là nelle sue pitture, sono esse stesse quall’al di là. I « paesaggi-estasi », le « diagonali nel cielo », gli « orizzonti » sono indicazioni non equivoche di epifanie, di accadimenti ottici mondani dilatati in climi cosmici. Gl elementi linguistici che concorrono a costituire lo spazio sono facilmente riconoscibili come prestiti dalle grammatiche essenzialiste del Novecento. Colori, timbri, grafìe hanno il loro precedente inoppugnabile in certo astrattismo italiano, settentrionale, che alla geometria si rivolse come valore intuitivo e poetico. E in questa ripresa sta l’attacco forte di Vago alla linea lombarda della pittura. Di qui anche è venuto lo spunto per un discorso che è andato facendosi diverso, energicamente visionario, di una visionarietà (non surrealtà, come in Licini) che è però storica e nostra. Così è avvenuto anche per i modelli (Po-liakoff, Rothko) da cui sono state ricavate tessiture espanse ed imponderabili ARTI FIGURATIVE