molto attenta dei modelli astratto-espressionisti, di de Kooning e di Gorky in particolare, come lo stesso autore conferma nelle tempere composte « pensando ai piccoli segni a penna di Arshile Gorky », dove però — a guardar bene — non c’è soltanto la rimeditazione delle opere di quell’artista, ma un impianto decisamente plastico, che si tenta di alleggerire e far levitare mediante quei « piccoli segni ». L’immagine per Vignozzi è la risultante di uno scontro di segni a più livelli, di parole e di forme che si compenetrano, urtano e sovrappongono, generando quello speciale ritmo di scorrimento che lo interessa. Si vedano, per esempio, « Game over con due colombe bianche » e l’olio con la nota « appunti scritti con la carta jach, 14 settembre, il girasole morto — è lasciato sulla base — della finestra — bersaglio tiro — game over », che sono forse da considerarsi i risultati più maturi importanti per la tecnica di associazione che crea, attraverso la traslitterazione e le combinazioni inedite, dei significati visionari. Nel primo dei due quadri citati, due colombe bianche campeggiano in lino spazio congestionato dai segnali dei biliardini elettrici, da sigle e cartigli, da presenze ameboidi : tutti i segni in movimento, per schiacciamento o per volo d’uscita, in una sorta di fluttuazione più che di ritmo rapinoso e violento. Proprio la concomitanza produce l’uscita dei segni dal piano paradigmatico, e, facendo acquistar loro un « significato di contatto » crea un terzo dato, o meglio un polisenso. I significati letterali si fanno percepire in contaminazione : un cartiglio è un segnale alla stesssa stregua di un bersaglio (per altro traslitterato), così come l’ala diventa un fascio di luce. Non c’è equivoco : si tratta di una creazione dotta di sensi, nonostante l’estrazione popolaresca e massiva dei segni. A voler fissare in una formula il risultato, si potrebbe dire che il quadro ci offre una proposta di organicismo intralinguistico. Il secondo quadretto conferma l’analisi : la carta da gioco ritagliata col profilo del re di cuori è fatta risuonare su un fondo compatto, di coagulo : cucito di fianco, per « contrasto », il riquadro giallo più ampio accelera l’uscita del senso letterale dell’immagine, spostandola nella dimensione del puro emblema, dei bersagli in movimento. In alcuni quadri tuttavia (per es. «Arnesi, mollone e guanto rosso») si notano i residui di una organicità diversa, più generica ed equivoca, che si affida alle indicazioni delle cose, alla mera ripetizione dei referenti che il mestiere impaginativo non riesce del tutto a riscattare. Ma il senso della ricerca risulta chiaro, e sta appunto nella proposta di una strutturazione organica della visualità quotidiana. 1. Cfr. P. Valesio, Intorno ai segni, in « Il Verri », n. 29, dicembre 1968. 2. Si conviene che la differenza tra discorso comune e linguaggi specifici consiste nella minore o maggiore esplicitazione della figura retorica, nel senso che al primo sono propri i « frammenti di clichés », cioè le figure retoriche approssimate e ridotte, ed ai secondi l’uso motivato e compiuto delle stesse. 3. P. Valesio, art. cit., riv. cit., p. 115. 4. Trad. it. di M. Calasso, Ed. Adelphi, Milano, 1968. 5. Continuamo la citazione: « Anche in questo punto decisivo per le arti astratte noi scopriamo fin d’ora la legge dell’accostamento e della contrapposizione, che stabilisce due principi — il principio del parallelismo e il principio del contrasto — come si è mostrato nelle combizioni delle linee. Le leggi autonome dei due grandi regni dell’arte e della natura, che abbiamo separato in questo modo, condurranno infine alla comprensione della legge globale della composizione del mondo e chiariranno l’autonoma partecipazione dei due regni a un più alto ordine sintetico: esterno + interno ». Op. cit., pp. 115-117. ARTI FIGURATIVE 85