tività nella quale l’azione dell’amministratore si coordina obbiettivamente con la azione di altri soggetti, secondo un principio che possiamo definire etico in quanto subordina e inscrive i fatti in una più ampia sfera di norme e di leggi. La realtà specifica della contabilità sta proprio nel costituire quella serie di vincoli e di col-legamenti, dei quali consta la vita aziendale; questi vincoli devono avere carattere di certezza e di costanza: devono cioè essere tali che sussistano come una realtà valida per tutti i soggetti. Il nazismo non ha mai tenuto conto di questa dimensione umana. Le ragioni per le quali la mentalità nazista è adatta in modo stupefacente alla attività applicata, consistono nelle doti di metodo, di organizzazione, e di disciplina, di pertinacia, ecc., proprie in generale del popolo tedesco, e non nella eccellenza di doti umanitarie; il valore della contabilità viene desunto costantemente dalla sua capacità di aderire a esigenze esclusivamente pratiche di organizzazione, di memorizzazione, di ricollegamento; quanto più fedele l’ade-renza della disciplina alla realtà dei fenomeni amministrativi, tanto più alto il merito della contabilità. Inutilmente cercheremmo nella gestione nazista un accenno a una impostazione etica dei problemi. Si è affermato, ripetiamo, che anche alla con. tabilità competa un valore etico, in quanto essa risponde a una esigenza di ordine; dobbiamo però obbiettare che la contabilità, come qualsivoglia altra tecnica o attività pratica, conferisce sì validità alla organizzazione, alla classificazione degli eventi umani, ma a patto che si rispetti un problema di coscienza: che si rispetti la dimensione umana. La contabilità serviva alle SS per amministrare e controllare occultamente e più efficientemente la malvagità. Nei registri di « carico e scarico » la merce umana veniva diligentemente immatricolata. Bastava quindi apporre lina sigla, una ero. cetta nella « finca » apposita, a fianco del nome, per mandare un uomo giovane e sano nella camera a bassa pressione, o una giovane donna dal medico che l’avrebbe isterilita mediante radiazioni. Un conto aperto ai depositi, in attivo, elencava gli oggetti di valore rapinati ai detenuti, i denti o le protesi d’oro strappati ai morituri. Le pezze giustificative non contabilizzavano la sofferenza umana. Che l’esistenza dei prigionieri controllata con perizia ragionieristica fosse minata dal terrore, che le « entrate » nel campo fos- sero conseguenze di sordide delazioni, di lettere anonime, che le « uscite » fossero il compendio di torture medievali e di esecuzioni segrete non importava. Ai comandi responsabili tutti quegli orrori giungevano come neutralizzati, disumanati, ridotti a rapporto burocratico. La dimensione umana era annullata, restava soltanto l’indifferente materia amministrativa. Gli elenchi, le statistiche elaborate dall’alto si tramutavano in una folla di gente da braccare come selvaggina, da impiccare, da torturare, da rendere schiavi, da annientare. A questo perfetto servizio amministrativo attendeva una schiera di impiegati zelanti ed esperti nella interpretazione contabile, sordi però a ogni richiamo della coscienza. Alla fine del 1942 Oswald Pohl, ex ufficiale di commissariato della Marina, « Obergruppen-führer » delle SS e capo dell’« Ufficio centrale economico ed amministrativo » dell’esercito nero (Reichswehr, schwarze), disponeva di 16.824 dipendenti che superarono i 20.000 alla fine del 1943. Questo esercito di burocrati amministrava con metodo e precisione le sofferenze di milioni di deportati, prescriveva i compensi per le prestazioni di lavoro dei condannati a morte, i margini di utile delle SS, i costi delle fucilazioni e dei trasporti ai campi di sterminio, le tariffe insolentemente meschine che le società industriali dovevano corrispondere ai lavoratori coatti, anzi, non a loro, ma ai comandanti del lager. Cfr. ausgleichen; Cottbus; Uberempfindlichkeit; Wirtschaft; abschrei-ben; jùdisches Diebes- Hehler- und Ham-stergut. Buchverbot (n) indice dei libri proibiti. Buchverbotreform (f) riforma dell’in-dice dei libri proibiti. La applicazione ottusa delle disposizioni centrali riguardanti libri da proibire aveva indotto qualche comando locale di polizia a proibire, per es., le opere del Boccaccio, di Bal-zac, Hugo, Zola, Shaw ecc. Si provvide quindi a regolare i « divieti » dal centro. Buhlebrief (m) lettera dell’innamorato: dichiarazione scritta d’amore di una persona sposata. Fu chiamato così anche il certificato di idoneità al matrimonio. Bulle (m) (toro) omaccione. Hitler aveva definito così nei primi tempi il suo aiutante Bormann. Cfr. General der Fern-schreiber; Fips. Buna (m/n) gomma sintetica (Bu-tadien e Na-trium; butano e sodio). Buna-Projekt (n) piano per la costruzione di stabilimenti per la produzio- L1NGUISTICA 107