zione ; tutto ciò che trasferisce al teatro le tecniche etnograficamente ben note della ritualizzazione gestuale, ritmica, attiva, — del tipo della danza rituale, della « jam-session », della cerimonia religiosa, dello spettacolo o della manifestazione di massa, etc., — che tende a far scattare la partecipazione, l’identificazione, la proiezione per contagio fisico, rituale in senso proprio. Ma non compete al linguista approfondire queste indicazioni, suggerite esclusivamente sulla base di quello che la semiologia ci insegna. La rappresentazione teatrale appare allora come la costruzione di una rete di relazioni molto complesse tra la scena e la sala, la cui migliore immagine grafica sarebbe la partitura del direttore d’orchestra : ad ogni momento, su piani diversi (testo, modo di recitare dell’attore, illuminazione, gioco di ombre e di luci, evoluzioni, etc.), vengono prodotti degli stimoli: linguistici, visuali, luminosi, gestuali, plastici, ciascuno dei quali appartenente senza dubbio a un sistema diverso, di cui forse potranno essere spiegate le regole fondamentali. Una tale concezione dello spettacolo non sminuisce nè distrugge nulla di ciò che il teatro ha sempre intuitivamente rappresentato come valore : si cerca soltanto di mettere in evidenza il reale funzionamento. Per anni forse ci sarà il rammarico di sentirsi privati del diritto di parlare, anche solo metaforicamente, di un linguaggio di teatro o di una comunicazione teatrale, essendo tali termini, per tradizione, recepiti come culturalmente più nobili. Ma forse che la verità del funzionamento teatrale sarebbe meno nobile delle illusioni che noi ci facevamo sul medesimo? Le analisi qui proposte non intaccano in nulla il significato estetico di un’opera teatrale. Esse suggeriscono soltanto da dove nasce il significato estetico totale di un’opera. Forse si penserà che tutto ciò che si è qui detto non riscopra niente che non si sapesse intuitivamente o empiricamente da sempre o quasi sullo spettacolo teatrale, e che quindi altro non sia che un ripetere cose ben note. Non si avrà torto, a pensarlo. Quello che qui si esprime, si analizza, è soltanto una esperienza di spettatore e di amatore di teatro della seconda metà del ventesimo secolo, meno stimolato dai problemi di tecnica teatrale che da quelli del consumo : spettatore normale che dispone semplicemente, per cercare di capire la propria esperienza, di ciò che il mestiere di linguista, e la riflessione sulla semiologia, gli dal 1923 RII! veste Mantova elegante TESSUTI NOVITÀ’ RUSSO Mantova - Corso Umberto I - Tel. 21.604 7