tare e capitale : in ogni settore della sua attività il corpo agisce intenzionando ; come corpo che si muove, che ha un comportamento sessuale, che formula gesti di parola, il corpo sempre aperto su qualcosa. Non si tratta che di prendere qualcuno di questi settori di operazioni e di vedere se siano passibili di un’analisi intenzionale. I tre che abbiamo indicati sono appunto quelli che Merleau-Ponty prende in considerazione e ci stupisce a prima vista questa scelta perché omette quell’attività che riterremmo la più adatta a rivelare un’intenzionalità corporea, cioè l’operazione del percepire; troviamo invece un’analisi di questa nella Parte Seconda della Fenomenologia della Percezione dedicata allo studio del mondo percepito, nel Cap. I sul sentire. Cerchiamo di capire le ragioni di tale scelta. Le attività prese in considerazione sono in grado di mettere in luce un’intenzionalità più radicale ed originaria di quelle che avremmo potuto cogliere indirizzandoci direttamente alla percezione, intenzionalità che passa inavvertita nell’operazione di quest’ultima. Il reperimento di forme più originarie di intenzionalità è in grado di mettere in una luce diversa la percezione stessa che emerge da un flusso intenzionale più denso e meno obbiettale. Non a caso viene corretto il giudizio che fa della scoperta dell’intenzionalità merito precipuo di Husserl ; questo viene invece da Merleau-Ponty individuato in un approfondito studio di essa, che ha condotto a vedere come quel che della intenzionalità si conosceva non fossero che forme derivate aventi la propria origine in un’intenzionalità primitiva e globale coincidente con quel medesimo fenomeno da altri indicato come esistenza i1). Se queste diverse attività meno evidentemente intenzionali sono privilegiate, ciò è dovuto al proposito di portare alla luce quell’apertura più profonda che sostiene le operazioni tematiche di essa. Infatti la analisi noematica che viene dedicata al mondo percepito, con la relativa analisi noetica della percezione, può studiare le modalità di senso di tale mondo, la sua obiettalità di stile esistenziale, solo dopo che si sia messo in chiaro che quella percettiva non è l’intenzionalità fondamentale o che può essere considerata tale solo se vista come maturazione a tematicità di un’apertura più originaria. Con ciò si accorda l’inclusione del « sentire » nella trattazione del mondo percepito : il fondamento della percezione non è la sensazione ma l’intenzionalità corporea, l’esistere come corpo. Volendo allora partire dal corpo quale si dà in un'esperienza che non sottostia al pregiudizio dell’oggetto costituito, dobbiamo coglierlo come corpo vissuto, quale ci si dà nel nostro viverlo. Partiamo dalla sua spazialità, dal come del nostro viverla. Questa pare all’Autore così fondamentale da essere « le déploiement de son être de corps, la manière dont le corps se réalise comme corps » (2). Soltanto, « c’est évidemment dans l’action que la spatialité du corps s’accomplit et l’analyse du mouvement propre doit nous permettre da la comprendre mieux» (3). Prendiamo allora la nostra esperienza del movimento del corpo per coglierne la spazialità propria. Che cos’è il movimento del corpo per l’esperienza che abbiamo di questo movimento ? Il movimento che noi eseguiamo è sempre insieme una coscienza di movimento, il movimento come fatto ed il pensiero del movimento non sono due dati paralleli ma solo un dato per il quale il pensare il moto è l’eseguirlo ; c’è un pensiero del movimento che ne è l’esecuzione ed un’esecuzione che ne è il pensiero. Esiste un tipo di coscienza del luogo che lo prende di mira come un termine da raggiungere, il cui modo di segnalarsi è la suscitazione del moto. A mettere in luce questa intenzionalità motrice servono alcuni fenomeni della psicopatologia, quali l’apraxia o l’incapacità del « movimento astratto » o l’attitudine allo Zeigen nel noto caso Schnei- 10