corpo le cui parti sono avvertite come una molteplicità di progetti validi. Questo spazio motorio interno è la dimensione di possibilità che costituisce il virtuale dello schema corporeo e del mondo motorio : uno spazio permeabile la cui gravità non impaccia l’inventiva dell’intenzionalità motoria. La modalità esistenziale del corpo è correlativa alla modalità esistenziale del mondo motorio : al carattere attuale -concreto - chiuso oppure virtuale - astratto - aperto dell’uno corrispondono modalità identiche dell’altro. Ora quel che importa sottolineare è il carattere di virtualità e di improvvisazione pratica della motricità, sia come intenzionalità corporea che come tipo di tematicità mondana. Questo comporta da un lato il carattere di apertura al futuro del mondo della motricità : il corpo non è un complesso di movimenti dati ma una possibilità indefinita di movimenti, così come nel mondo dello spazio in cui ci si muove i temi delle spese possibili sono indeterminati e sempre aumentabili ; il formarsi dell’abitudine è la scoperta e l’acquisizione di tale novità. D’altro canto quest’apertura ai movimenti possibili indica la funzione instaurativa del corpo relativamente ai significati motori ; questa funzione esigerà una considerazione precisa, ma fin da ora l’assoluta contemporaneità e corrispondenza di corpo e luogo e delle rispettive modalità devono allontanarci dall’idea di una dipendenza univoca. La possibilità vissuta di movimento è, equivale, al sorgere delle prese possibili del mondo motorio, non le determina nè ne è determinata. L'intenzionalità motrice è essenzialmente una capacità di far essere un campo virtuale su cui regolare l’azione ; questo far essere il virtuale è tutt’uno con quel simbolizzare, esprimere, irrealizzare che sotto il nome di funzione categoriale è comparso nell’intenzionalità di ogni comportamento. La mancanza quindi di motricità intenzionale è una mancanza di potere di virtualità, di stacco dal dato, di irrealizzazione. Oltre ad essere una modalità corporea ed una modalità del mondo motorio, la virtualità, così come del resto l’attualità, sono delle modalità della temporalità che potranno meglio essere messe in luce quando si sarà analizzata la temporalità propria dell’intenzionalità corporea; certo siamo qui di fronte ad una tensione e ad una distensione del tempo vissuto dal corpo ; in un caso un tempo che dispone di un settore di futuro e di passato verso i quali si può irrealizzare il presente motorio nel riconoscimento delle parti della motricità e nella comprensione delle intenzioni inedite ; nell’altro caso un tempo contratto su di sè, quasi un tempo subito non un movimento di proiezione temporale, una quasi intratemporalità di cosa. L’INTENZIONALITA' DEL PROGETTO MOTORIO COME ESSERE-AL-MONDO Il tipo di coscienza che è stato analizzato come intenzionalità motrice ha messo in luce un modo nuovo, non tetico, di concepire la coscienza, che è un’idea fonda-mentale della filosofia che stiamo considerando. Se il dispiegamento di un movimento corporeo è una maniera di intenzionare qualcosa, la coscienza intenzionale non è costitutivamente la presenza di oggetti, ma l’essere-agli-esseri non obiettal-mente, che si danno in una obiettività non presentificante, sul fondo di un’indefinitezza totale come mondo degli esseri : la coscienza è essere-al-mondo. Nel movimento il corpo esiste insieme col mondo e l’operazione che si compie è un contare su qualcosa, la nascita simultanea ( la spesso citata co-naìssance di Claudel ) dell’intenzione e del suo mondo. E’ una forza d’esistere che si porta a ciò che la alimenta, al mondo cui è preordinata, trovandovi quelle possibilità di azione 13