di cui è essa la prescrizione, ed insieme la conferma ed il fondamento delle proprie intenzioni. E’ un’energia orientata che va alla ricerca dei partenari della propria simbiosi e che va quindi a cercare quello che già sa in certo modo, in quanto contenuto in quel diaframma che la sua potenza progetta come milieu del proprio operare ; ma lo conosce, come si conosce appunto un milieu, come la prescienza di una lacuna, come « un manque d'objets qui pourra faire apparaìtre des objets » dopo che quella lacuna sia stata colmata da una operazione efficace. Questi pieni sono pre-saputi nell’intenzione pre-obiettale dell’essere-al-mondo che li va a sfiorare come i tasti che vengono raggiunti sapendo un motivo non un testo. La coesistenza di un corpo con le cose, questa maniera originaria della coscienza come coesistenza è la presenza « carnale » del mondo al corpo, che instaura la vita dell’intenzionalità. Tale « vue préobjective » è un concetto ontologico fondamentale che tutta la descrizione fenomenologica di Merleau-Ponty ha il compito di precisare, se propriamente non include una contraddizione questo progetto, che P. Ricoeur chiama una « gageure », di fare oggetto di studio e di parola l’inobiet-t.ivabile ed il preobiettivo. E’ concetto ontologico fondamentale poiché da esso dipenderà la possibilità del superamento dell’antinomia del per-sé e dell’in-sé. La sua determinazione che a questo punto della ricerca è offerta da Merleau-Ponty è limitata alla nozione di vue -préobjective, ma se ne abbozzano due ulteriori caratterizzazioni, proprio nel primo testo in cui ci si parla dell’ètre-au-monde, che saranno due linee di sviluppo dell’ulteriore approfondimento ontologico : una di tenore che con molte attenuazioni, potremmo chiamare vitalista, annuncia al lettore de Le Visible et l'invisible la problematica della « carne » ; l’altra, un’ontologia della temporalità. La intenzionalità preobiettiva viene infatti, in questo primo testo, proposta come quella attività che dà forma all’insieme dei riflessi, facendoli rientrare in un’unità specifica orientata ad un mileu di comportamento, consentendole di designare a distanza degli oggetti senza aspettarne la stimolazione puntuale ; come una energia della pulsazione d’esistenza che suscita il milieu di comportamento sull’obiettivo mondo geografico. D'altra parte l’originalità ontologica di questa esistenza viene difesa contro la concezione Bergsoniana del movimento che non esce dall’alternativa di movimento come in-sé e sensazione come per-sé; questa concezione manca, secondo Merleau-Ponty, il fenomeno del tempo del quale Bergson avrebbe bensì colto la funzione di mediare in generale corpo e spirito, ma non avrebbe raggiunto una nozione di esso capace di assolvere a tale funzione ; « il ( Bergson ) ne va jamais jusqu’au mouvement unique par lequel se constituent les trois dimensions du temps, et l’on ne voit pas puorqoi la durée s’écrase en un présent, pourquoi la conscience s’engage dans un corps et dans un monde » (6). Se è prematura la discussione, teniamo fermo il dato acquisito dalla fenomenologia del movimento : quello di una intenzionalità preobiettiva che ha come centro di sorgenza un corpo come coscienza prepersonale. LA COSCIENZA CORPOREA Vediamo piuttosto di allargare la descrizione di questa coscienza corporea, del corpo cosciente, cercando di cogliere quella maniera di essere allo spazio che è la sua prima apertura. Si è cercato di comprendere il modo in cui il corpo vive la sua propria spazialità mediante la nozione di schema corporeo che potrebbe definirsi come la coscienza motoria di sè e del mondo, l’essere a sé ed al mondo da parte di un corpo. Questa notizia della propria posizione e di quella delle parti del 14