corpo proprio, una volta che se ne sia esclusa la concezione associazionista che ne fa la fissazione di un mosaico di sensazioni cinestesiche, o quella gestaltista che vi vede l’immagine della totalità corporale, deve essere intesa in maniera da rendere ìagione del fenomeno di questa coscienza del corpo quale è realmente vissuta. Ora questa coscienza è un sapere per il quale la nozione di un momento include la conoscenza del tutto, ognuno li implica tutti ; so sempre dove trovare una parte del corpo ed il rapporto in cui si trova con tutte le altre, senza bisogno di punti di riferimento in relazione ai quali localizzarla. Il corpo si dà il proprio spazio situandosi mediante la presa di possesso di una situazione che è una autosituazione ; in questo modo il corpo costituisce il qui originario a partire dal quale sorgono i luoghi ; esso funge da punto di sorgenza dello spazio in un duplice senso : in primo luogo come instaurazione di un luogo assoluto, del qui in cui il corpo si trova, a partire da dove opera, come un qui differenziato di potenze di movimenti diversi ; da tale qui assoluto possono partire molte direzioni nei confronti delle quali il corpo è dato come il potere di percorrerle ed insieme come il punto di partenza da cui percorrerle. Le possibilità di movimento del corpo sono luoghi interni ad esso che costituiscono un principio, come centro e come potere. Secondariamente questa autolocalizzazione è presa pratica su una situazione, è accenno ad uno spazio che sta davanti al corpo, nel quale e verso il quale si dispiega il movimento. Le due localizzazioni, quella del qui e quella del là sono rigorosamente simultanee ; il qui è la potenza del là, il termine ed il medio spaziale sono l’indicazione del mio essere qui che mi perviene da un luogo dello spazio stesso. Tutto lo spazio interno che vivo è l’indicazione di uno spazio esterno che il primo proietta intorno a sè : questo si avviluppa su se stesso e dispiega un esterno come correlato della sua potenza. Per essere a qualche cosa mi faccio movimento della mano, e questa mano la sono essendo al qualchecosa. Sono uno spazio che si apre ad uno spazio, ma quando dispiego lo spazio interno e ne faccio un complesso giustapposto di posti, lo annetto a quello esterno ; quello interno lo sono nell’esercizio del moto, nel reperimento attivo delle mie parti chiamate in causa e che chiamano in causa quel che mi sta davanti. Le parti del corpo, lo spazio del corpo è incluso dentro di esso come l’agente è preso dentro nell’azione nel momento stesso in cui è al termine dell’azione ; il suo esser qui gli è indicato dalle cose che stanno là di fronte a lui. E questa inclusione delle proprie parti solo potenzialmente consente loro di segnalarsi in una quasi attualità nel momento del loro intervenire operativo, come quelle che sono sollecitate da un’interpellanza del mondo, non come temi dell’azione ; esse sono-al termine e questo segnalandosi le mette in moto e le chiama, traducendole dall’essere indifferenziato alla potenza di agire, ma la tematicità di ciò verso cui si indirizzano le elude e le nasconde nel richiamo stesso con cui dà loro la loro esistenza propria. Esse sono cioè capaci originariamente di simbolizzare, di far essere quel che esse non sono, di essere-a questo altro da esse. Questo proiettarsi originario del corpo fuori di sè in questo richiamo reciproco che tematizza — nella forma motoria — il mondo, è la forma orignaria di intenzionate del corpo. 11 suo muoversi è la prima conoscenza del mondo, una « Praktognosie » che opera la prima posizione di un mondo ed una prima disposizione di esso in cui consiste la originaria Sinnge-bung motoria. Il corpo è l’apertura alla disposizione delle cose, l’essere-a questa disposizione che viene operata dal movimento. Il corpo può ampliare la conoscenza ( dello ) spazio interno ed esterna col contrarre un’abitudine nuova ; con ciò si annette un settore dello spazio esterno di cui comincia ad effettuare una 15