cluite retrouve dans ce chemin son propre chemin ». Tra i due elementi di un gesto intero, il suo riferimento al tema e questo tema stesso, non si può stabilire una priorità: nella comprensione corporea, non assumo il gesto esterno perchè il mio corpo ha raggiunto il medesimo senso, nè raggiungo lo stesso senso •perché il mio corpo comunica col gesto stesso, ma la ripetizione comprensiva contiene i due momenti in simultaneità; « la comunication des consciences n’est pas fondée sur le sens commun de leurs exspériences, mais elle le fonde aussi bien » (18). Si deve dunque parlare insieme di un mondo comune di senso cui si riportano i gesti e, correlativamente, di una « intercorporeità » come soggetto di esso. Nella fase di ricerca in cui il pensiero di Merleau-Ponty si trova nella Fenomenologia della Percezione, questo potere di comunicare tra loro dei corpi è attribuito allo schema corporeo che sa sè nel mondo e negli altri corpi, sa vivere tutto l’esterno come richiamo a sè ; la simbolicità del corpo, questa equivalenza vissuta tra sè e l’altro e tra sè ed il mondo, stabilisce una comunanza tra i corpi da far apparire l’operazione del corpo nell’operazione totale del soggetto come manifestazione di una generalità anonima all’interno della coscienza: il sentire, il percepire non sono veramente miei, atti di un io che sia interamente io, ma opera di un soggetto anonimo prepersonale che esegue nell'io le operazioni senzienti fondando i significati naturali ; il corpo è questo focolaio naturale dei sensi, che nel soggetto compie l’opera comune del sentire, offrendo il mondo naturale di riferimento comune. « J’éprouve la sensation comme modalité d’une existence générale, déjà vouée à un monde physique et qui fuse à travers moi sens que jen sois l’auteur» (19). Questa esistenza generale è quel noi corporeo, soggetto del mondo naturale. Si sa che l’approfondimento di questa problematica condurrà Morleau-Ponty dalla riflessione sul corpo a quella sul « monde sauvage » come « chair » in cui « ce qu’on pourrait considérer comme ” psycolo-gie ”... est en réalité ontologie » (20). Ma in questo passaggio esplicito all’ontologia nulla della descrizione è soppresso : quella « chair » è la nuova nozione che pare più adatta ad esprimere l’unità di intercorporeità-mondo naturale della Lebenswelt, che, soppresso ogni residuo binario soggetto-oggetto permanente nella opposizione corpomondo, coglie la « Offenheit d’ Umwelt » di questo Infinito negativo che è in fondo l’essere nel sento di Heidegger (21). Non ci interessa per ora questo sviluppo ontologico; ci basta considerare che la Kehre di Merleau-Ponty è una tematizzazione della ontologia implicita nella sua stessa fenomenologia che non ne rinnega 1 dati, sui quali ci possiamo trattenere senza la preoccupazione che non esprimano l’idea definitiva dell’Autore. Riprendiamo piuttosto l'essenziale della concezione del corpo come simbolica del mondo per trarre la conclusione sullo stato del significare gestuale : se il corpo è un sistema di gesti che significano il mondo, il corpo è un sistema di simboli; « Le schéma du corps propre... est un lexique de la corporéité en général, un système d’équivalences entre le dedans et le dehors, qui prescrit à l’un de s’accomplir dans l’autre » (22). Si può essere anche più formali ed esigenti nella concezione dello schema corporeo come linguaggio. In primo luogo il gesto è senso, cioè non cosa ma simbolo della cosa, secondo la fondamentale richiesta del linguista. Secondariamente, come pare assodato per ogni linguaggio, il senso non è dato come qualcosa di positivo ma come differenza tra sensi, anche il senso di un gesto appare all’incrocio tra sensi ; « il y a le monde du silence, le monde perçu, du moins, est un ordre ou il y a des significations non langagières ; oui, des significations non langagières, mais elles ne sont pas pour autant positives. Il n’y a pas par exemple