de flux absolu des Erlebnisse singuliers, il y des champs et des champs des champs, avec un style et une typique » (23). In terzo luogo, anche alla richiesta di una fissazione, di una registrazione del segno, il gesto dà soddisfazione ; se il privilegio della parola è la sedimentazione, anche il gesto può avere nella formazione dell’abitudine un procedimento di fissazione che approda al costituirsi di un sistema di gesti in cui sia sedimentata l’espressione corporea. « Je ne comprends pas même l’expression des émotions chez les primitifs ou dans les milieux top différents du mien » (24). Il corpo perviene dunque ad una forma determinata del proprio mondo gestuale che definisce l’ambito linguistico entro il quale sono disponibili significati per un’espressione ed una comunicazione. Detto questo e riconosciuto che l’espressione gestuale quale è descritta da Merleau-Porty, risponde alle esigenze minimali del linguista non si è detto, sempre sulla base dell’Àutore che seguiamo, nè che il segno gestuale abbia un funzionamento significante uguale a quello del segno linguistico, nè che sia soppresso il privilegio della ragione parlante. La prima tesi è dimostrata da tutta la descrizione presentata, la seconda è una concessione alla posizione del linguista che non va dimostrata al linguista. Sarebbe tuttavia importante per noi vedere come il senso linguistico si innesti su quello gestuale e come lo conduca ad un’idea di verità dell’espressione i cui inizi sono nel gesto stesso ; ma questa questione è fuori della problematica che si dibatte nel complesso di questi articoli. Ammettere un senso gestuale e richiamare a questo il senso parlato, non vuol dire togliere la differenza e negare il privilegio della Ragione ; « Il y a done un privilège de la Raison. Mais justement poor le bien comprendre, il faut commercer par replacer la pensée parmi les phénomènes d’expression » (25). 1) M. Merleau-Ponty, Phénoménologie de la Perception, Paris 1945, p. 141, nota 4. 2) Idem, p. 174. 3) Idem, p. 119. 4) Idem, pp. 160-2. 5) Idem, p. 128. 6) Idem, p. 94. 7) Idem, La Structure du Comportement, Paris 1942, p. 183 e sgg. 8) Phénoménologie de la Perception, p. 215. 9) Ibidem. 10) Idem, p. 220. 11) Ibidem. 12) Ibidem. 13) Idem, p. 216. 14) La Structure du Comportament, p. 185. 15) Phénoménologie de la Perception, p. 215. 16) Ibidem. 17) Idem, p. 216. 18) Idem, p. 250. 19) Ibidem. 20) M. Merleau-Ponty, Le Visible et l’invisible, Paris 1964, p. 230. 21) Idem, p. 223 e sgg. 22) M. Merleau-Ponty, Résumé de cours, Paris 1968, p. 178. Sottolineatura nostra. 23) Le Visible et l’invisible, p. 225. 24) Phénoménologie de la Perception, p. 218. 25) Idem, p. 222. 21