Fernando Trebbi LA RIDUZIONE CORPOREA : TEATRO E FENOMENOLOGIA Gli happenìngs, gli environments, le forme attuali del teatro-evento, del teatro gestuale, ogni tipo di spettacolo insomma che faccia ricorso alle risorse corporali dell’attore, se da una parte trovano la loro giustificazione nell’esigenza, sempre più avvertita in questi ultimi anni, di scoprire e definire forme di spettacolarità totalmente alternative a quelle suggerite dal teatro tradizionale, d’altra parte paiono collocarsi in relazione di assorbimento, prosecuzione, sfruttamento o sintonia, con problemi e questioni già da tempo aperti nell’ambito della riflessione filosofica contemporanea e, in particolare, con alcune tesi facilmente rinvenibili all’interno, per esempio, dell’esistenzialismo fenomenologico. La straordinaria emergenza che il motivo della corporeità ha avuto nel teatro come in quasi tutte le forme di espressione artistica contemporanea, sembra poter trovare la sua fondazione teorica, la sua matrice dominante, non lontano dai campi di analisi sui quali s'è esercitata con esiti maggiormente suggestivi, una certa corrente almeno della fenomenologia. L’essere- al- mondo heideggeriano-sartriano, che fa poi tutt’uno con le ricerche di Merleau-Ponty sulla nostra corporeità primaria, sul fatto che siamo da sempre in situazione, avendo le cose a portata di mano, di braccia, di gambe, di ogni altra facoltà sensoriale e motoria, stanno ad indicare le componenti fenome-nologico-esistenziali di un influsso, più o meno apertamente avvertito e riconosciuto a livello di piena consapevolezza, ma in ogni caso largamente rinvenibile in tutte le esperienze più attuali del teatro contemporaneo (1 ). Di più si potrebbe dire — ed è questione questa sulla quale gli uomini di teatro sono stati, e sono ancora, più duramente impegnati — che il motivo della corporeità non solo ha probabilmente costituito un riferimento d’ordine filosofico e culturale abbastanza comprensibile e quasi inevitabile dato il comune ambito di aspettative e di intenti che ha fatto parallelamente procedere la fondazione di una certa visione della realtà e del mondo con la fondazione di una certa visione della scena e dello spazio che le compete, ma ha tentato altresì di costituirsi e proporsi come il punto di partenza per la istituzione di un linguaggio teatrale che in esso motivo solamente potesse trovare principio, per qualificarsi poi come legittimamente alternativo, sul piano dell’autenticità e dell’efficacia, a quel linguaggio verbale o di parola che del teatro tradizionale aveva sempre finito, nonostante le contestazioni anche animose, per costituire l’essenza. 22