In ogni caso verificare la presenza di una fondazione teorica, di una matrice esistenziale e fenomenologica, nelle varie forme del teatro attuale, significa per noi, in queste pagine, vedere quali siano le possibilità di mettere in relazione quella nozione di corpo-soggetto, limitatamente alla descrizione che di essa è rinvenibile nell’analisi di Merleau-Ponty sul corpo, con il rilievo che la corporeità a teatro ha assunto nelle proposte della drammaturgia contemporanea, cercando inoltre di scoprire se il rapporto delle attuali poetiche teatrali con la fenomenologia si limiti soltanto ad una assunzione di nozioni e concetti particolarmente stimolanti, o giunga anche alla adozione di un metodo, talché ad una certa maniera di pensare il mondo corrisponda una certa maniera di pensare il teatro e un certo criterio di analisi della realtà venga ritenuto valido per una analisi di tutto ciò che riguarda il fenomeno del teatro, anch’esso da intendersi appunto come aspetto di una più generale fenomenalità e dunque descrivibile nei medesimi termini, in cui di questa fenomenalità si parla. E a proposito di quest’ultimo punto ci appare subito quanto meno curioso il fatto che Grotowski in alcune sue dichiarazioni, ormai famose, dove egli sembra 7 7 O andare alla ricerca della definizione, se così può dire, di un teoria del teatro, il metodo da lui seguito per giungere alla delimitazione del campo abbia qualcosa di molto simile al procedimento che nel linguaggio filosofico che qui ci interessa va sotto il nome di riduzione fenomenologica. Anche per lo studioso polacco si tratta in sostanza di sospendere il giudizio sulle nozioni tradizionali di teatro, di mettere in certo qual modo tra parentesi tutti gli elementi che hanno costituito la realtà tradizionale del teatro, per ripartire da zero e per vedere che cosa veramente resti di essenziale sul fondo del crogiuolo dell’analisi drammaturgica alla o o fine della ricerca. Per giungere ad un chiarimento veramente sostanziale intorno alla natura del teatro, dice infatti Grotowski, bisogna senz’altro adottare « il metodo dell’eli-minare e non dell’aggiungere, e cioè bisogna domandarsi : senza che cosa il teatro non può più esistere? Vediamo: il teatro può esistere senza costumi e scenografia? Lo può. Senza musica che accompagni lo svolgersi dell’azione? Sì. Può esistere senza effetti di luce? Certamente. Senza testo? La storia del teatro ce lo conferma. Il testo è apparso come uno degli ultimi elementi nello sviluppo dell'arte teatrale. Se noi non mettiamo sulla scena alcune persone che abbiano uno scenario comune e che improvvisino le loro azioni, come nella Commedia dell’Arte, lo spettacolo che vi risulterà sarà ancora del teatro. Anche se le parole non verranno pronunciate ma biascicate. Il teatro può esistere senza attori? Non conosco alcun caso del genere. Si potrà pensare al teatro di marionette, ma anche qui troviamo un attore, anche se di altro genere. Il teatro può esistere senza spettatori? Ce ne vuole almeno uno perchè esista lo spettacolo. Così non ci resta che l’attore e lo spettatore. Quindi possiamo definire teatro quanto avviene tra spettatore ed attore. Tutto il resto è supplementare, forse necessario, ma sempre supplementare. Non è un caso che lo sviluppo del nostro teatro va da un teatro ricco di mezzi dove sono utilizzate arti plastiche, luci, musica, ad un teatro povero di mezzi, un teatro ascetico che noi mettiamo in pratica da più anni. Nel nostro teatro non rimane in realtà che l’attore e lo spettatore, tutti gli elementi visuali, per esempio gli elementi plastici, sono costruiti dal corpo dell’attore, gli effetti acustici e musicali dalla sua voce, ecc. ». Dunque si può ben dire che lo stesso metodo della riduzione, come criterio di analisi dei fenomeni sembra comune tanto al fenomenologo quanto allo stu- 24