pertura della veduta sul medesimo fenomeno deH’essere-ahmondo, dell’esistere intenzionale ; l’una e l’altra funzionano come tecniche atte al raggiungimento di una più autentica consapevolezza di sè e delle cose o del mondo, da una parte, e di sè e del teatro (che delle cose e del mondo è un aspetto) dall’altra. La possibilità di una relazione fra l’autocoscienza e l’autopenetrazione ha il non trascurabile merito di farci vedere quanto l’idea di autopenetrazione sia assai meno di quel che si è lasciato credere legata a qualcosa di indeterminato, di magico, di misterioso, almeno nel senso solitamente screditato con cui questi termini vengono adoperati : mediante l’autopenetrazione in realtà il soggetto, o l'attore, non diviene qualcosa d’altro, non si trasferisce in altro luogo, esso si limita semplice-mente a divenire ciò che già in qualche modo è. La transe di cui parla Grotowski, non è una transe reale, ma una transe tuttaffatto metaforica e significa soltanto il potere di concentrarsi in una maniera teatrale, non è una cosa, ma semplice-mente un modo, una tecnica, per nulla diversa, nella sostanza, dalla tecnica che si può mettere in atto per evocare qualcosa di nient’affatto misterioso e di molto quotidiano e banale come il sonno. « Mi stendo sul mio letto — scrive Merleau-Ponty — sul lato sinistro, con le ginocchia piegate, chiudo gli occhi, allontano da me i miei progetti. Ma il potere della mia volontà e della mia coscienza si ferma qui. Come nei misteri dionisiaci gli iniziati invocano il Dio mimando le scene della sua vita, così io sollecito l’intervento del sonno imitando il respiro di chi dorme e la sua positura. Il Dio è presente quando gli iniziati non si distinguono più dalla parte che recitano, quando il loro corpo e la loro coscienza cessano di opporgli la loro opacità particolare e si sono interamente fusi nel mito. C'è un momento in cui il sonno ” viene ”, si posa su questa sua imitazione che gli proponevo, e io riesco a divenire ciò che fingevo di essere ... ». Diversamente dalla tecnica per il conseguimento dello stato di sonno, i cui passaggi possono essere considerati in qualche modo naturali e meccanici, la tecnica per il raggiungimento dello stato di transe deve essere appresa. « L’attore — scrive Grotowski — può conseguire lo stato di transe e apprendere tale tecnica di concentrazione partendo da uno degli elementi summenzionati (attitudine introspettiva, rilassamento fisico, concentramento di tutto l’organismo nella regione del cuore). Ognuno di essi sviluppato a fondo contiene, in definitiva, in sè, gli altri due. La loro successione e l’arte di raggiungerli sono particolari individuali legati alla personalità dell’attore. Io dirò solo che per ottenere che l’attore si metta a nudo, è necessario trovare in lui, o piuttosto rendergli possibile la scoperta in sè dei suoi motivi psicanalitici, della verità calma e dolorosa di se stesso. Reperire come gli slogans, le formule entro alle quali si dispone tutto il bozzolo di reazioni istintive legate alla sua particolare personalità : per esempio sono brutto, nessuno mi ama. Se questo motivo è colto convenientemente, se vi è concentrata tutta l’attenzione, esso non provoca un sentimento di esasperazione, ma piuttosto un caldo dolore, una sensazione simile a un grande mare tiepido ». Ma questa sorta di sparizione del corpo, questo suo non essere più nel mondo, questa necessità che il corpo sente di liberarsi da ogni resistenza, superare ogni opacità particolare, cessare praticamente di esistere, non rimanda mai, tanto nella transe quanto nel sonno, ad una sua totale cancellazione : il dormiente non è mai completamente chiuso in sè, non è mai definitivamente separato dal mondo, non è mai del tutto dormiente, così come il conseguimento dello stato di transe da parte dell'attore, conduce ad una passività che non è mai completamente tale e al cui interno anzi si apre sempre la possibilità di realizzare, appunto, una por- ri