1) Ci riferiamo qui ad una proposta di Renato Barilli contenuta nella recensione a Udo Kultermann, Nuove dimensioni della scultura, Milano, 1967, apparsa in Quindici 11/VII, Roma, 1968. Tale proposta, a quanto ci risulta, non ha fino ad ora trovato risposta o, almeno, noi non sappiamo dell’esistenza di analisi condotte sui rapporti possibili fra teatro e fenomenologia e crediamo che da una estensione di tali studi, il nostro si limita soltanto a Merleau-Ponty, possano uscire delle indicazioni stimolanti sia per la pratica che per la teoria del teatro: il tentativo che noi facciamo, e che dovrebbe essere sviluppato secondo altri orientamenti della fenomenologia, non vuole essere senz’altro una risposta, ma semplicemente una accettazione dell’invito. Le citazioni di Merleau-Ponty che compaiono nel testo si riferiscono esclusivamente alla Fenomenologia della percezione, Milano, 1965, e in particolare ai capitoli I, II, III, IV, V, VI della prima parte e I e IV della seconda parte. Le dichiarazioni del teorico e regista polacco Jerzj Grotowski sono tratte dal libro di Eugenio Barba, Alla ricerca del teatro perduto, Padova, 1965 e in particolare dal primo capitolo della parte seconda che s’intitola II nuovo testamento del teatro. Lo spettacolo di Juan Carlos Ulviedo, del quale si parla, è quello rappresentato la sera del 22 marzo 1970 nella sala del Teatro Ex-Enal di Parma, le dichiarazioni del regista sono contenute nel catalogo della manifestazione pubblicato a cura del 18° Festival Internazionale del Teatro Universitario di Parma; l’edizione di Misteries and Smaller Pieces è quella cui abbiamo assistito al Teatro Ridotto di Venezia durante l’ultimo giro compiuto dal Living in Italia nell’autunno-invemo del 1969. Le opinioni di Joseph Caikin, sono quelle riportate nel catalogo dell’Open Theatre a cura dell 'Associazione Nuovo Teatro e gli spettacoli ai quali ci riferiamo sono quelli dati a Modena dalla compagnia. I riferimenti ad Artaud sono tolti da II teatro e il suo doppio, Torino, 1968 e in particolare da Un’atletica affettiva e II Teatro di Séraphin; quelli a Jaques Derrida dalla prefazione all’opera medesima; quelli a Donald M. Kaplan da La cavità teatrale, Bari, 1968; quelli a Pierre Biner da il Living Theatre, Bari, 1968; quelli a Barrault da Riflessioni sul teatro, Firenze, 1954. Le sottolineature sono quasi sempre nostre. 37