frequenti agganci che saranno rilevati tra S. e la théorie del gruppo francese; e, dall’altra, il taglio, l’angolazione tendenziosa della lettura nella direzione dello spazio-tempo, quali istituzioni aperte della scrittura teatrale di Sanguineti. 1 Due personaggi consonantici in un luogo privilegiato. K (afka) e J. (anouh) sono anzitutto progetti di personaggio, declinabili sulla dimensione dell'egii e del loro. Il luogo deputato è la stanza: per l’occasione una sala da caffè. Uno spazio chiuso, circoscritto, protetto e protettore. La stanza ha una struttura che esige una sua sintassi teatrale, cui ubbidiscono tutti gli elementi che la costituiscono come tale. E’ il luogo della rievocazione, della confessione, del pianto. La stanza col suo perimetro riporta alla fanciullesca misurazione dello spazio, che è lo spazio-mondo, lo spazio-casa-paterna, lo spazio-matrice : spazio-calore, spazio-protezione. Non basta : la stanza è topograficamente il perimetro della ripetizione, una specie di serpente che si morde la coda. Protezione che significa imprigionamento *. Infatti 10 spazio circoscritto richiede un tempo virtuale suo proprio : immobile o che, al limite, è specifico della regressione, di un segnare il passo nella accusata indisponibilità al futuro. La stanza, dunque, predispone a un tempo ripercorso dalla memoria nella direzione del già vissuto, nel rifiuto del presente o, peggio, nella impossibilità di progettarlo. Cominciamento che è ripetizione, inizio che altro non è che ricostruzione di un passato che invade il presente, che lo occupa prevaricandone le attese, costringendo così i personaggi alla immobilità. Si ha dunque una specie di stanza vuota di attese, di gesti e invasa da un tempo inerte : dunque un luogo di contraddizione, una dimensione ossimorica. Come possono i personaggi testimoniare, non vivendo, ma ri-vivendo? In questa sorta di sospensione cronotopica ecco il segno : le parole riempiono il « vuoto » ; sono lo spessore che si organizza come esperienza. Le parole, le frasi sono altrettanti tentativi di specificità fisica, corporea, esperimenti di animalità alla ricerca di autonomia. Le parole sono 11 pieno teatrale, modalità entro cui i gesti vogliono almeno congelarsi. Le parole insorgono dentro ai personaggi, occupano la loro mente, li illudono in una ipotesi di azione. Le parole sono dunque reiterati tentativi di costruire il senso della realtà, di scalfirne la superficie opaca? K. e J. parlano, o meglio, sono parlati dal linguaggio ed in questa loro apparente attività ed effettiva passività protestano la loro fisicità odiata. Spazio e tempo sembrano disporsi ad una prefigurazione del futuro, ma la parola che inventa i gesti, che vorrebbe inventarli cioè, non sotto-linea, non rivela che il già-agito, il già-fatto, il già-patito. K. e il padre : la stessa mano coatta, lo stesso destino : omega non riesce a rendersi autonomo rispetto ad alfa e viceversa. Il linguaggio-gestualità ripercorre le tappe già abusate, i personaggi * La stanza costituisce il topos nel quale S. indugia offrendo una « storia » dalle compromissioni ancora sostanzialmente « naturalistiche »: queste inducono l’autore a starsene al di qua della barriera. Da ciò può derivare un precario e fastidioso moralismo a livello di didascalismo drammaturgico. In altre parole la stanza è ancora il luogo dove l’intimismo cerca di negarsi facendosi però discorso pedagogico, istruttivo, perora-torio. Questo però non toglie, a parer nostro, la possibilità di rilevare il funzionamento autentico a livello formale dei contenuti « compromessi ». La proposta teatrale sangui-netiana è proprio la storia della liberazione progressiva dal moralismo, dal didascalismo della materia a tutto favore della radicalizzazione formale che assoggetta a sè gli stessi materiali formalizzandoli. 46